Il mare davanti, il palco sulla spiaggia e migliaia di persone riunite in attesa. A Rimini, la visita di Papa Leone XIV ha appena preso fine e il porto sembra essersi fermato. Chi è venuto da lontano, chi è in compagnia della famiglia, chi agita una bandiera e chi cerca solo un punto da cui scorgere il Papa, attende con trepidazione. Quando Leone XIV arriva, l’attesa si concretizza in un volto.
Qui, nella spiaggia libera di piazzale Boscovich, si conclude una giornata iniziata molte ore prima, caratterizzata da vari incontri e luoghi. La mattina è cominciata a San Marino con un incontro con le istituzioni e la presidenza dell’adorazione eucaristica nella Basilica. Successivamente, c’è stata una tappa privata a Pennabilli e il ritorno a Rimini. In Fiera, ha incontrato i partecipanti al Meeting e visitato mostre dedicate a Sant’Agostino e Leone Harmel. Infine, si è recato al Duomo, dove ha incontrato malati, anziani e categorie vulnerabili. Un’intera giornata culminata nell’attesissimo incontro sulla spiaggia libera.
Quando mancano ancora ore alla messa, la spiaggia è già gremita. I presenti cercano spazi dove sistemarsi: teli sulla sabbia, qualche sedia o semplicemente qualche metro quadrato conquistato tra la folla. Fabian e Vanesa, arrivati dalla Colombia con vari familiari, parlano spagnolo ma scambiano qualche parola in italiano. “Siamo molto felici”, affermano, sottolineando che è la loro prima volta in mezzo a una folla così numerosa e di fronte a un Papa. Non lontano c’è Guerrino, 76 anni, proveniente da Trento. Per lui è il terzo Pontefice, dopo Wojtyła e Ratzinger: “Da quando ho perso mia moglie, la mia fede è cresciuta ancora di più. Essere qui è una gioia”.
Evelina, invece, ha percorso oltre mille chilometri da Mazara del Vallo. Ha partecipato a quattro Giornate Mondiali della Gioventù e ha già avuto l’occasione di incontrare Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. A Rimini è presente con l’Ordo Virginum per il convegno nazionale di San Marino. “L’emozione più grande? Vedere il popolo di Dio riunirsi per condividere un momento così bello”, racconta. Storie diverse, provenienti da percorsi differenti, si uniscono sulla spiaggia di Rimini, lo sguardo rivolto verso il Papa.
Alle 18.32 ha inizio la liturgia. “L’amore di Dio è il soffio di vita che tutto attrae e tutto muove”, sono le prime parole che Leone XIV pronuncia. L’accoglienza sul palco è calorosa, con un lungo applauso mentre intorno a lui si radunano sindaci, autorità, rappresentanti delle Forze dell’Ordine e vari esponenti del mondo politico e civile. Ma soprattutto, c’è la folla che continua a osannare il Pontefice.
Nell’omelia, ritorna un nome che ha un significato speciale a Rimini: don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Leone lo ricorda attraverso le sue parole e il suo esempio, sottolineando che “il messaggio di Dio è testimoniato bene da un Santo tra voi”. Egli ha insegnato la necessità di accogliere e abbracciare chi è schiavo del peccato.
Il Papa si rivolge quindi alla terra che lo ospita, descrivendola come “gente schietta, gioviale, laboriosa e solidale”. È uno dei passaggi più toccanti dell’omelia. Leone citando l’ospitalità della Romagna, ricorda le famiglie che ogni anno scelgono la Riviera per le vacanze. Incoraggia a mantenere vivo l’impegno affinché questo territorio continui ad essere accogliente, ringraziando infine i romagnoli per l’ospitalità e lo spirito di fede e gioia con cui hanno partecipato alla visita.
Al termine della messa, il vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi, ringrazia Papa Leone XIV per la celebrazione eucaristica, ricordando come 44 anni fa Giovanni Paolo II avesse celebrato nello stesso luogo. Anselmi sottolinea il cammino di preparazione della diocesi, caratterizzato da preghiera e riconciliazione, affermando: “Abbiamo faticato, ma ci siamo anche divertiti e siamo certi che tutti abbiano sentito la presenza di Gesù”.
Nel suo saluto, il vescovo annuncia tre impegni per la Diocesi: la preghiera per il Papa, il finanziamento per la realizzazione di un campo in erba sintetica presso il carcere e un contributo, tramite la Conferenza episcopale italiana, per costruire un ospedale. Al centro, l’accoglienza delle persone straniere in cerca di casa, considerate “fratelli e sorelle da accogliere”.
