Paziente perde sei denti a causa di un’errata terapia odontoiatrica, professionista condannata a risarcimento.

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Un intervento per la riabilitazione dell’arcata dentaria ha avuto conseguenze drammatiche per una paziente, che ha perso sei denti sani e ha affrontato intensi dolori fisici e sofferenze psicologiche. La vicenda ha avuto inizio nel 2024, quando una donna di Rimini si è rivolta a un odontoiatra per risolvere alcuni problemi dentali. Il professionista aveva suggerito di limare sei denti dell’arcata inferiore per poi applicare una protesi. Tuttavia, il risultato non è stato soddisfacente e si è reso necessario un cambio di approccio, che ha comportato l’estrazione dei denti limati e la loro sostituzione con impianti. La paziente ha successivamente lamentato di non essere stata adeguatamente informata sui rischi dell’intervento e sulle possibilità di successo.

A seguito di una denuncia, il caso è giunto in tribunale, dove un giudice ha richiesto una consulenza tecnica. Questa ha evidenziato che la preparazione dei sei denti inferiori era stata effettuata in modo errato, con una limatura definita “eccessivamente aggressiva”. Tale errore ha reso i denti inadeguati a sostenere la protesi, causando frequenti decementazioni e comportando quindi la necessità di estrarli completamente per sostituirli con impianti. Il giudice ha concluso che i denti avrebbero potuto essere salvati se la limatura fosse stata eseguita correttamente e se fosse stata utilizzata una protesi tradizionale senza ricorrere a un intervento chirurgico.

Durante il processo, è emerso che la paziente ha riportato un’invalidità permanente dell’8%, che considera la perdita dei denti e il danno psicologico, oltre a 240 giorni di inabilità temporanea parziale. Nella sentenza, il giudice ha riconosciuto il nesso di causa-effetto tra il comportamento dell’odontoiatra e le conseguenze subite dalla donna, condannandola a un risarcimento complessivo di oltre 21mila euro. Tuttavia, è stata respinta la richiesta della vittima di essere rimborsata dell’intero compenso versato alla professionista, poiché è stato accertato che le cure effettuate sull’arcata superiore della paziente erano state eseguite correttamente.

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