Il Parlamento Ue vota un documento che richiede una “presenza navale costante” vicino a Taiwan, superando la “linea rossa” della Cina.

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


L’imprevedibilità degli Stati Uniti e le conseguenze economiche derivanti dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente spingono l’Europa ad ampliare le proprie collaborazioni con nuovi partner. In questo contesto, l’Estremo Oriente, e in particolare la Cina, emerge come un interlocutore prioritario. Negli anni, il numero di Paesi europei che hanno sollecitato istituzioni europee a intensificare i legami commerciali con Pechino è aumentato. Il Parlamento Europeo ha quindi avviato un rapporto per delineare le strategie per un futuro proficuo con la Repubblica Popolare. Questo documento, non vincolante, ha già ricevuto l’approvazione dalla commissione per gli Affari Esteri e sarà votato dalla Plenaria di Strasburgo mercoledì. Tuttavia, le raccomandazioni contenute nel testo non mirano alla distensione; tra le altre cose, si auspica che gli alleati mantengano “una presenza navale continua ed esercitazioni congiunte” nelle acque circostanti Taiwan.

Le questioni sollevate nel documento riguardano vari ambiti, quali la necessità di ridurre il deficit commerciale con la Cina e di contenere la concorrenza delle aziende cinesi. Si richiede anche un impegno da parte di Pechino per la tutela dei diritti umani, in particolare per le minoranze del Tibet e dello Xinjiang. La Cina, nota per la sua contrarietà a ingerenze straniere, considera Taiwan una “linea rossa” e non riconosce le sue aspirazioni indipendentiste, sostenendo che l’isola ricada sotto la propria sovranità.

Tuttavia, il documento in esame sottolinea che i 27 Stati membri devono “impegnarsi attivamente in sforzi diplomatici per contrastare l’escalation della Cina” nello Stretto di Taiwan e nei mari cinese meridionale e orientale; riaffermare il sostegno alla libertà di navigazione e sorvolo nell’Indo-Pacifico secondo il diritto internazionale; e rafforzare la cooperazione per la sicurezza marittima con l’India e altri partner dell’area. Questo per rispondere alla crescente presenza navale cinese e ai tentativi di compromettere la libertà di navigazione. La necessità di intensificare il dialogo con la Cina per combattere la pesca illegale e aumentare la trasparenza sulle attività navali è altresì evidenziata.

Un punto controverso riguarda la posizione dell’Europa nei confronti del principio di Una sola Cina, dichiarando di opporsi a provocazioni unilaterali che possano alterare lo status quo taiwanese. Si enfatizza anche l’importanza di collaborare con Stati membri e partner democratici per un coordinamento della sicurezza, che includa operazioni navali e esercitazioni comuni. Infine, si chiede alle Nazioni Unite di respingere le pressioni cinesi per limitare l’accesso ai titolari di passaporto taiwanese in eventi ufficiali.

Sebbene il documento non sia vincolante e la presenza europea nel Mar Cinese Meridionale sia destinata a rimanere limitata a esercitazioni sporadiche, la posizione assunta dall’Europa potrebbe influire su future negoziazioni commerciali con La Cina. Questo non sembra preoccupare la maggior parte delle forze politiche europee, dato che il testo ha ricevuto il sostegno di diverse famiglie politiche, tra cui Conservatori, Popolari, Patrioti, Liberali e Verdi, approvato con 44 voti favorevoli, 9 contrari e 12 astenuti. Si sono opposti i gruppi Europa Sovrana e The Left, mentre i Socialisti si sono astenuti.

Uno dei gruppi contrari, il Movimento 5 Stelle, ha criticato l’impostazione del Parlamento europeo nei confronti della Cina, sostenendo che il dialogo dovrebbe basarsi sul rispetto reciproco. Esprimendo preoccupazione per la richiesta di una presenza navale europea nell’Indo-Pacifico e di esercitazioni NATO, il Movimento ha sottolineato la necessità di rimuovere tali criticità per promuovere un approccio più adeguato a un contesto geopolitico multipolare, evidenziando il potenziale della Cina come partner internazionale piuttosto che come rivale strategico.

Condividi questo articolo