Putin ha dichiarato che la Russia desidera che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto e che le sanzioni imposte all’Iran vengano revocate. Queste affermazioni sono state fatte durante una riunione con il think tank Valdai.
Nel Golfo, si registra un aumento dell’allerta per i cosiddetti “lupi solitari”, soprattutto in seguito a recenti eventi legati alle politiche israeliane. Un episodio specifico ha coinvolto un volo Flydubai diretto a Tel Aviv, dove un copilota dell’Oman ha accoltellato il comandante e, secondo la versione israeliana, ha tentato di far schiantare l’aereo con 174 passeggeri a bordo. Il movente resta ignoto e non vi è stata alcuna rivendicazione. Tuttavia, l’atterraggio dell’aereo a Tabuk, in Arabia Saudita, ha attirato l’attenzione, considerando che il presunto aggressore proviene da un paese senza relazioni diplomatiche con Israele. Questa situazione ha portato la ministra dei trasporti israeliana a dichiarare che Flydubai avrebbe violato gli accordi aerei con gli Emirati.
Il Boeing 737 Max ha rapidamente decimato la propria altitudine e ha subito attivato il codice di dirottamento. Le autorità saudite stanno interrogando il copilota, complicando ulteriormente le dinamiche in una fase in cui Riad aveva iniziato a esplorare la normalizzazione con Israele. Le versioni sul movente variano: mentre Netanyahu ha classificato l’attacco come un caso di indottrinamento islamico radicale, il ministro della difesa israeliano ha parlato di un tentativo di attacco jihadista. Fonti saudite, invece, non escludono possibilità che spaziano dal terrorismo a problemi psichiatrici.
In passato, il “lupo solitario” ha dimostrato di non agire mai in un contesto isolato, poiché è sempre influenzato da un ecosistema radicale. Questo fenomeno è alimentato da incitamenti su social media e tutorial online, creando dunque una rapidità di radicalizzazione che sfida le capacità di monitoraggio dei servizi d’intelligence.
La popolazione del Golfo ha registrato da anni un crescente malcontento nei confronti delle politiche statunitensi e israeliane. Un sondaggio condotto all’inizio del 2024 ha mostrato che il 94% degli intervistati in 16 paesi arabi ha un’opinione negativa sulla posizione americana nella guerra di Gaza. In Oman, il 69% dei partecipanti ha manifestato sentimenti di crescente antiamericanismo, anche alla luce dei recenti attacchi ai porti di Duqm e Salalah durante le ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran. L’Amministrazione omanita ha mantenuto un profilo basso riguardo all’incidente del volo, limitandosi a confermare la cittadinanza del copilota.
L’esercito israeliano ha affermato di aver identificato 170 palestinesi uccisi a Gaza, inizialmente considerati giornalisti, come membri di gruppi terroristici. L’IDF ha pubblicato i nomi, i numeri di identificazione e altri dettagli attraverso un sito dedicato. Tra questi, 118 erano legati all’ala militare di Hamas, 49 alla Jihad, e il resto a gruppi minori.
Il concetto di “giornalista” è stato messo in discussione, dato che alcuni di questi individui lavoravano anche per testate di rilievo internazionale. La lista complessiva del Comitato per la protezione dei giornalisti indica 247 operatori dei media uccisi nel contesto del conflitto, di cui 189 da Israele nella Striscia. L’IDF ha respinto le accuse di mirare deliberatamente ai giornalisti, sostenendo di colpire invece le organizzazioni terroristiche in base al diritto internazionale.