Semeraro: il santo nella storia con un nuovo orientamento

Redazione

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Il cardinale prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi ha dato avvio questo pomeriggio, 19 ottobre, al convegno “La santità nella storia”. Ha spiegato che la ricerca storica aiuta a riconoscere come la grazia si manifesti nella libertà di un individuo, nelle sue condizioni e nelle contraddizioni del suo tempo. Mercoledì si svolgerà un’udienza con Leone XIV, seguita dalle conclusioni del convegno.

Il cardinale Marcello Semeraro ha chiarito che la santità non annulla l’umanità della persona, ma la trasfigura, attraversandola e imprimendo un orientamento nuovo alla storia. Il lavoro dello storico, secondo Semeraro, non si limita a riproporre immagini consolidate dalla devozione, ma richiede la ricostruzione di vicende concrete, l’analisi critica delle fonti e la comprensione del contesto in cui si è sviluppata un’esperienza spirituale.

Fino al pomeriggio del 21 ottobre, gli esperti esamineranno l’importanza degli studi storici nelle Cause dei Santi, evidenziando come sia divenuta parte integrante di tutte le Cause di beatificazione e canonizzazione. Questo è stabilito dalla costituzione apostolica di san Giovanni Paolo II e dalle normative correlate. Sempre mercoledì, prima dell’udienza generale, Papa Leone XIV incontrerà i partecipanti al convegno, che discute temi già affrontati in passato.

Il cardinale Semeraro ha sottolineato che la ricerca storica non riduce la santità, ma ne evidenzia la verità umana. Essa consente di vedere come la grazia interviene nella vita di una persona, inclusi i conflitti e le sfide del suo tempo. Pertanto, la santità non è un ideale distante dalla realtà, ma si concreta in uomini e donne legati a epoche e comunità specifiche, le quali influenzano le loro scelte. I santi parlano la lingua della loro epoca e, in alcune situazioni, contestano le norme dominanti.

Un esempio emblematico è quello di san Luigi Gonzaga, che non è solo un’immagine idealizzata, ma un giovane che si prende cura di un malato di peste, rimanendo contagioso. Per il cardinale, non basta raccogliere testimonianze biasimate dalla devozione; è necessario analizzare la vita reale delle persone.

Semeraro si interroga su come coniugare l’analisi storica con la teologia. Riferendosi all’insegnamento di sant’Agostino, sottolinea l’importanza di mantenere il rigore dell’indagine storica senza sacrificare la comprensione teologica, dimensioni che si completano a vicenda.

Dopo l’introduzione del cardinale, lo storico del cristianesimo ha tenuto un intervento sul contributo della storiografia alla comprensione della santità. Ha citato Papa Leone XIV, evidenziando che i santi non possono essere separati dalle loro esperienze storiche. L’approccio alla santità deve considerare sia le persone che i loro contesti.

Nella stessa analisi, vengono esplorati cambiamenti nell’approccio storico-critico verso i santi e la santità, con un focus sulle modifiche nelle procedure di riconoscimento della santità negli ultimi anni. Si menziona un convegno imminente per il trentesimo anniversario di un’associazione dedicata allo studio della santità, che tratterà il tema della famiglia.

Rusconi ha evidenziato che, dalla fine dell’Ottocento, l’applicazione del metodo storico-critico ai documenti cristiani ha ampliato l’approccio alla santità, integrando altre scienze umane come la sociologia e l’antropologia.

La discussione sulle procedure di riconoscimento della santità è stata ripercorsa, dalla riserva papale del 1234 fino ai cambiamenti introdotti da Giovanni Paolo II nel 1983, che hanno ridotto drasticamente i tempi per l’avvio di cause di santità. Questi cambiamenti hanno spostato l’attenzione sui testimoni diretti.

Infine, Rusconi ha analizzato l’evoluzione dei modelli di santità e l’importanza del riconoscimento di figure storiche come Robert Schuman e Alcide De Gasperi, sottolineando la necessità di considerare la dimensione religiosa della loro personalità. Ha anche menzionato l’uso della fotografia e l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca storica, oltre a riflessioni sulle nuove forme di agiografia nell’era digitale, segnalando figure come san Carlo Acutis.

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