Il Tribunale di Rimini ha condannato un’insegnante di sostegno di una scuola elementare a tre mesi di pena, oltre a un risarcimento di 5 mila euro in favore dei genitori che si sono costituiti parte civile. La docente era accusata di maltrattamenti nei confronti degli alunni, reato che è stato riqualificato in abuso dei mezzi di correzione, con una pena inferiore rispetto ai tre anni di reclusione inizialmente richiesti dalla Procura.
Il procedimento si è concentrato su una serie di episodi avvenuti tra settembre e dicembre 2022. Dall’accusa è emerso che l’insegnante avrebbe frequentemente utilizzato toni offensivi e intimidatori nei confronti dei bambini, generando disagio e agitazione in alcuni casi.
Tra le condotte contestate vi sono rimproveri severi, affermazioni denigratorie e comportamenti umilianti. In un episodio, la maestra avrebbe costretto un bambino mancino a utilizzare forbici con la mano destra, nonostante le sue difficoltà. In un altro caso, avrebbe accusato un alunno autistico di non saper svolgere un’attività, causando in lui forte agitazione. Sono state anche evidenziate negligenze, come la mancata assistenza a una bambina con disabilità durante un esercizio alla lavagna.
Le testimonianze raccolte hanno rivelato anche l’uso di toni aggressivi nei confronti delle colleghe, talvolta in presenza degli alunni. Durante il processo, una perizia ha confermato che l’imputata era pienamente capace di intendere e di volere.
Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione, facendo leva sulla gravità e sulla ripetitività delle condotte. Tuttavia, il Tribunale ha deciso di qualificare i fatti come abuso dei mezzi di correzione, infliggendo una pena di tre mesi e un risarcimento di 5 mila euro ai genitori. Resta ora da valutare la possibile responsabilità civile della scuola statale per i danni subiti dai minori, considerando i controlli e la scelta dell’insegnante.