Accuse gravi del gip agli agenti: “Il comandante e il comune erano a conoscenza della situazione”

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


L’ordinanza del gip del Tribunale di Rimini ha accordato una misura di interdittiva nei confronti di otto agenti della polizia municipale, indagati per reati di falso ideologico, violenza privata, calunnia e lesioni. Il giudice, in un documento di 70 pagine, esamina quanto emerso dall’inchiesta della Guardia di Finanza e dagli interrogatori condotti il 16 ottobre, che hanno avuto una durata di 11 ore.

Il giudice sottolinea le responsabilità dell’amministrazione comunale di Rimini, che, nonostante fosse a conoscenza di comportamenti discutibili da parte degli agenti, non ha preso provvedimenti per fermare le situazioni illecite. Anzi, ha aspettato l’apertura dell’indagine per trasferire gli agenti coinvolti ad altre mansioni.

Il comandante della polizia locale, Andrea Rossi, e la moglie, Maria Beatrice Mulazzani, tra i principali indagati, sono considerati consapevoli delle irregolarità all’interno del Nucleo Falchi. L’amministrazione non avrebbe agito nonostante la situazione fosse nota, e diversi comportamenti degli agenti si sarebbero tradotti in pratiche al di fuori delle normative vigenti, puntando a effettuare arresti dalla legittimità discutibile. Questo contesto ha sollevato preoccupazioni per la necessità di un intervento correttivo che non è avvenuto.

Le indagini hanno rivelato la presenza di un “cerchio magico” all’interno del Nucleo Falchi, composto dai principali indagati, il quale avrebbe operato per proteggersi reciprocamente. Altri due agenti sono stati indagati per favoreggiamento; questi avrebbero rilasciato dichiarazioni infedeli, intenzionate a tutelare i colleghi coinvolti. Il clima all’interno del nucleo appare di notevole pesantezza, caratterizzato da arroganza e prepotenza.

Il giudice ha riscontrato responsabilità dolose omissive tra gli indagati, evidenziando un rischio di recidiva che avrebbe potuto esporre i cittadini a ulteriori problematiche durante i controlli effettuati dagli agenti.

Di conseguenza, sono state disposte le seguenti sospensioni: un anno per Vincenzo Reale, dieci mesi per Luigi Spetrini, otto mesi per Maria Beatrice Mulazzani e sei mesi per Federico Cappella, Luca Corsini, Pasqualina Miele, Giovanni Milano e Jonathan Rambaldi. Tutti gli indagati, che durante gli interrogatori hanno negato le accuse, hanno annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Tribunale del Riesame.

A seguito dell’ordinanza cautelare del gip, il Comune ha attuato la sospensione obbligatoria degli otto agenti indagati. Nel comunicato rilasciato, si precisa che gli agenti erano già stati trasferiti ad altri incarichi amministrativi prima della decisione del giudice. La sospensione dal servizio, prevista dal contratto collettivo nazionale, comporta anche una riduzione della retribuzione, limitata al 50% dello stipendio.

Condividi questo articolo