All’ex generale assolto dallo spionaggio, ma due condanne per ricettazione legate alle microspie nell’auto

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Si è concluso un processo durato cinque anni, culminato con l’assoluzione di un ex buttafuori accusato di spionaggio nei confronti dell’ex generale della Guardia di Finanza, Enrico Cecchi. La vicenda ha avuto inizio nel 2021, quando Cecchi, già comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Rimini, ha rinvenuto una microspia e un localizzatore satellitare nella sua auto. Ha successivamente denunciato l’accaduto, ipotizzando che il movente del mancato spionaggio fosse legato al suo ruolo di consulente gratuito per Marco Gatti, allora segretario di Stato alle Finanze della Repubblica di San Marino.

Le indagini hanno rivelato che il codice IMEI del dispositivo e la scheda SIM erano riconducibili a un ex buttafuori di 55 anni, noto all’ex generale, e a un proprietario di un negozio di telefonia di Rimini di 45 anni, accusato di fornire schede SIM intestate in modo fraudolento. Il giudice monocratico del Tribunale di Rimini ha assolto l’ex buttafuori dall’accusa di interferenze illecite nella vita privata “perché il fatto non sussiste” e ha fatto scattare la prescrizione per l’accusa di esercizio abusivo della professione di investigatore privato. Entrambi gli imputati sono stati condannati a tre mesi di reclusione, pena sospesa, per ricettazione delle schede SIM. La richiesta di risarcimento avanzata da Cecchi è stata respinta. Le motivazioni della sentenza saranno comunicate tra 60 giorni.

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