Una giovane bengalese di 26 anni ha vissuto una serie di eventi drammatici a causa di un matrimonio forzato avvenuto nel 2021. Costretta dai familiari a sposare un connazionale di 42 anni, ha subito violenze fin dai primi giorni di matrimonio. In breve tempo, ha scoperto che il marito aveva già due matrimoni alle spalle e un figlio tredicenne morto a causa della seconda moglie. Nonostante le circostanze, ha esitato a lasciarlo, temendo le conseguenze sociali legate al divorzio nella sua cultura.
Dopo essersi trasferito nel riminese, dove ha ottenuto la cittadinanza italiana, il marito ha avviato un’attività commerciale e ha chiesto il ricongiungimento familiare, portando anche la donna in Italia. Nel 2024, la coppia ha dato alla luce un figlio. Durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino, il 42enne ha intrecciato relazioni extraconiugali, provocando violenze fisiche e psicologiche in risposta alle lamentele della moglie. La violenza è culminata in episodi in cui ha tentato di soffocarla e l’ha minacciata di rimandarla in Bangladesh, facendole percepire il peso delle tradizioni sociali.
La situazione si è aggravata nell’aprile 2025, quando la coppia è tornata in Italia insieme alla madre del marito, stabilendosi in un appartamento affollato con altre famiglie bengalesi. Questa convivenza ha innescato la gelosia del marito, il quale ha intensificato i maltrattamenti e ha tentato di esercitare un controllo totale sulla donna, installando dispositivi di sorveglianza e sequestrando il suo telefono per limitare le comunicazioni.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, la situazione è peggiorata ulteriormente al rientro da un altro viaggio in Bangladesh. Dopo un grave pestaggio, la donna ha trovato il coraggio di fuggire e chiedere aiuto alle autorità. È stata accolta, insieme al figlio, in una struttura protetta, ma il marito ha continuato a minacciare lei e i suoi familiari in Bangladesh, costringendoli a contattarla per risolvere la situazione.
Dopo la denuncia della donna, le indagini hanno rivelato la gravità della sua situazione. Il pubblico ministero ha richiesto e ottenuto misure cautelari nei confronti del marito, tra cui l’allontanamento dall’abitazione, l’applicazione di un braccialetto elettronico e il divieto di contatti con la moglie.