Un altro zero in casella, il terzo consecutivo da Silverstone, segna un momento critico per Pecco Bagnaia, che fatica a trovare un’intesa con la Desmosedici GP26. Il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini si conclude in modo deludente per il pilota torinese, scivolato alla curva 2 mentre cercava di guadagnare punti. Il weekend romagnolo lascia un senso di frustrazione, ma anche la determinazione a non arrendersi.
Nel post-gara, Bagnaia ha ricostruito con chiarezza la dinamica della scivolata. Era partito meglio rispetto alla Sprint ed era in top 10. Quando Franco Morbidelli è rientrato dopo il long lap, ha cercato di seguire Fabio Di Giannantonio, che mostrava un buon passo. Tuttavia, nel tentativo di aumentare la velocità in ingresso alla curva 2, ha perso il controllo dell’anteriore. Sebbene abbia identificato un motivo chiaro per la caduta, resta il rammarico per aver perso l’opportunità di ottenere un buon piazzamento.
Il problema principale persiste nella mancanza di confidenza con la moto, una situazione che dura da diverse gare. Bagnaia ha dichiarato che la squadra si sta impegnando al massimo per supportarlo, ma continua a non sentirsi a suo agio e non comprende i motivi per cui alcuni aspetti non funzionano più. Accetta la realtà che attualmente il suo livello è da nono o decimo posto e sottolinea l’importanza di ripartire da ciò. Ha espresso la volontà di continuare a dare il massimo, nonostante le cadute, anche nel prossimo gran premio in Austria.
Bagnaia ha poi offerto una riflessione sul calo di performance dei piloti italiani nelle competizioni di casa, mettendo in evidenza un divario strutturale rispetto al modello spagnolo. Ha sottolineato l’impegno della sua Academy e la presenza di giovani talenti, ma ha evidenziato la mancanza di strutture in Italia. A differenza della Spagna, dove i giovani possono allenarsi liberamente con moto di cilindrata 600 o 1000 senza le stesse limitazioni di età, in Italia i costi elevati rendono difficile l’accesso ai grandi circuiti. Inoltre, i campionati giovanili spagnoli utilizzano le stesse moto del Mondiale, offrendo un’opportunità unica di crescita e sviluppo, motivo per cui molti giovani piloti italiani scelgono di formarsi in Spagna.
