Venerdì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato luce verde all’amministrazione Trump per l’utilizzo di SAVE (Systematic Alien Verification for Entitlements), un vasto database contenente informazioni su centinaia di milioni di cittadini americani. L’obiettivo è consentire agli stati di verificare la cittadinanza delle persone iscritte nelle liste elettorali in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Tuttavia, diversi esperti hanno sollevato delle preoccupazioni circa l’affidabilità dei dati di SAVE, suggerendo che alcuni individui potrebbero essere ingiustamente esclusi dal voto.
A giugno, un tribunale federale aveva stabilito che l’uso di SAVE violasse il diritto alla privacy dei cittadini statunitensi, impedendo così al governo di utilizzarlo. Tuttavia, la maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha deciso di sospendere tale sentenza. I giudici hanno basato la loro decisione su una legge federale che vieta le epurazioni dalle liste elettorali nei 90 giorni che precedono un’elezione federale, cercando di limitare qualsiasi possibile impatto di SAVE sulla partecipazione alle elezioni di metà mandato. I tre giudici di orientamento progressista si sono opposti alla decisione, che è stata approvata con un voto di 6 a 3.
Il database fu creato nel 1986 per consentire ai funzionari di verificare la cittadinanza di coloro che richiedevano prestazioni sociali. Lo scorso anno, l’amministrazione Trump ha ampliato l’uso di SAVE, consentendo il confronto dei dati sull’immigrazione già presenti nel database con quelli della previdenza sociale. Questo ha facilitato controlli incrociati su una vasta porzione della popolazione statunitense.