L’assessora Ridolfi ha chiarito che l’ampliamento della Fiera con un nuovo cupolone è necessario per non perdere importanti eventi come Ecomondo, Sigep, Key Energy e Ttg, che verrebbero trasferiti a città come Milano o Bologna. Si tratta di un ricatto occupazionale mascherato da pragmatismo: la costruzione è presentata come l’unica alternativa alla scomparsa.
Come già evidenziato a maggio, la Giunta ha confermato che il cupolone rappresenta un ulteriore ingombro in un’area già congestionata. La risposta della Giunta a questa criticità non prevede una revisione del modello, ma propone di aggiungere volume, infrastrutture e asfalto in una zona già satura. Questo non è un rimedio, ma un’applicazione della stessa logica che ha generato il problema. L’Osservatorio Ampliamento Fiera, i comitati cittadini e Ariminensis segnalano questa situazione da tempo, provenendo non solo da una posizione ambientalista, ma da chi vive e lavora nelle vicinanze.
Un aspetto trascurato nella narrazione dell’assessora è il suolo. Mentre altre città come Parigi, Berlino e Milano stanno riconvertendo spazi in aree verdi, Rimini discute di ulteriori cementificazioni nella stessa zona, già congestionata. Il suolo non è solo un supporto per nuove costruzioni, ma è una risorsa fondamentale che non si rinnova.
Non esiste solo l’alternativa tra ampliare o scomparire. Si può anche riconsiderare la distribuzione delle funzioni nella città, come suggerito dal comitato di Rimini Sud con il progetto Palas 2. Questa proposta richiede una concezione urbanistica più ampia, piuttosto che un semplice sostegno a un progetto di una società quotata come IEG, i cui benefici non si riflettono nelle finanze comunali.
La crescita illimitata in uno spazio finito non rappresenta pragmatismo, ma è la stessa narrazione che ci accompagna da decenni ogni volta che si tratta di cimentificare nuove aree.
