Riccione ha adottato l’obbligo di sfalciare tutti i terreni privati entro il 15 ottobre, prevedendo sanzioni amministrative per chi non rispetta la norma. Tuttavia, ci si chiede se questa regola sia davvero efficace.
Le associazioni Wwf e Lipu sottolineano che, sebbene la sicurezza stradale e la prevenzione degli incendi siano obiettivi validi, il provvedimento non distingue tra aree a reale rischio, come cigli stradali e fasce di rispetto, e terreni marginali. In queste ultime aree, la vegetazione spontanea svolge un ruolo ecologico fondamentale, soprattutto in un periodo critico per la nidificazione degli uccelli e per gli insetti impollinatori, che faticano a trovare nutrimento. Il taglio estremo di radici e foglie, unito al caldo, aumenta l’esposizione a malattie e parassiti, rendendo le piante più vulnerabili.
Le due associazioni insistono: l’erba alta non è sinonimo di disordine o mancanza di decoro, ma rappresenta vita. Il taglio dell’erba non equivale a un’azione di pulizia; “pulire” significa rimuovere i rifiuti abbandonati. In un territorio fortemente antropizzato e carente di spazi naturali, ogni area di verde spontaneo è importante, ogni pezzetto di natura selvatica rappresenta un beneficio per gli uccelli, gli insetti e la piccola fauna, nonché per il benessere umano.
Si evidenzia con rammarico che il Comune di Riccione, solo pochi giorni fa, aveva affermato di mettere al centro delle sue politiche ambientali la tutela del verde e la rinaturalizzazione degli ecosistemi. Si chiede quindi all’amministrazione di sospendere l’ordinanza in attesa di una revisione significativa, orientata a ridurre i rifiuti e prevenire incendi, poiché, secondo un rapporto recente, il 99% degli incendi in Italia è provocato dall’uomo e non dall’erba o dalle alte temperature. È essenziale non punire in anticipo chi, volente o nolente, svolge una funzione ambientale gratuita.
