“Giorgia Meloni deve comunicare al Paese la data delle prossime elezioni e farlo il prima possibile.” Con questa dichiarazione, Elly Schlein alza il tono dello scontro e predispone il Partito Democratico a una modalità elettorale. La segretaria dem, presente all’Arena della Regina per un confronto con Maurizio Landini davanti a oltre mille partecipanti a un’iniziativa promossa dagli Spi Cgil di Emilia-Romagna e Lombardia, mette in chiaro che il centrosinistra deve essere pronto “per qualunque data” e “con qualunque legge” si andrà alle urne.
La questione principale non riguarda solo la tempistica del voto, ma anche le proposte che le opposizioni intendono presentare. Cattolica diventa così per Schlein l’occasione per combinare due aspetti: l’attacco al governo Meloni e il tentativo di stabilire il terreno per costruire un’alternativa.
La sfida all’esecutivo si concentra innanzitutto sul tema della legge elettorale. Schlein accusa la maggioranza di tentare di ripristinare il premierato attraverso via indiretta, dopo il fallimento di una riforma costituzionale in tal senso. La segretaria critica il premio di maggioranza, definendo “fictitious preferences” le preferenze e sottolineando la cancellazione della parità di genere tra i capilista.
Inoltre, il piano politico di Schlein è quello di contrapporre il confronto normativo alle problematiche concrete del Paese. Carburanti, bollette e salari diventano così il contrappunto alla proposta istituzionale della maggioranza. La leader dem sottolinea il prezzo del diesel, aumentato a 2,24 euro, e il 30% di aumento della bolletta energetica ad agosto per dimostrare che, dopo quattro anni di governo, l’esecutivo non ha fornito risposte adeguate al costo della vita.
La segretaria del Pd propone di utilizzare i 14 miliardi di flessibilità per modificare la politica energetica, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche per supportare famiglie, lavoratori e imprese. Questi temi acquisiscono particolare importanza davanti alla platea della Cgil. Schlein insiste sui salari, sulla sanità e sul welfare, esprimendo solidarietà ai lavoratori Electrolux coinvolti nell’annuncio di nuovi esuberi, affermando che la competitività non può basarsi su una “corsa al ribasso dei salari”. Sulla questione sociale, il Pd cerca di costruire una coesione per un’alleanza progressista.
Il messaggio più diretto agli alleati emerge quando Schlein affronta le distanze tra Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Riconosce le differenze, ma propone di rivedere la loro prospettiva: “Discussiamo le tre cose che ci dividono, ma le cose in comune sono 4.850”, afferma, richiamando Daniele Silvestri. Esemplifica citando la mozione condivisa dalle forze su un superamento del diritto di veto nell’Unione Europea.
Questa prospettiva è una risposta alla necessità di trasformare l’ampio schieramento di partiti in una proposta chiara e riconoscibile. A Cattolica, Schlein individua nella Costituzione un possibile punto di partenza, sottolineando che “non esiste programma migliore per l’alleanza progressista che attuare a fondo la nostra Costituzione antifascista, articolo dopo articolo”.
Schlein torna anche sulla politica estera, un tema in cui le opposizioni hanno mostrato maggiori disaccordi. Ribadisce la condanna all’aggressione russa in Ucraina e la necessità di supportare Kiev, pur riconoscendo la presenza di idee diverse su come attuare tale supporto. Propone una iniziativa politica e diplomatica europea per la pace come sintesi della posizione da adottare.
Infine, l’Europa emerge come un tema ricorrente nel discorso di Cattolica. Schlein esorta a superare il principio dell’unanimità nelle decisioni dell’Unione e attribuisce la debolezza europea alle gelosie nazionali sulla politica estera. Dalla guerra all’energia, fino all’intelligenza artificiale, sostiene che di fronte a sfide transnazionali sia necessaria una maggiore capacità comune di decisione e intervento.
In conclusione, Cattolica non nasconde le differenze all’interno del campo progressista. Schlein cerca piuttosto di cambiare il modo di misurare tali differenze: incentivare i punti in comune e lavorare per risolvere le questioni aperte. Questa strategia è coerente con la recente accelerazione nel programma comune delle opposizioni e con la richiesta alla Meloni di chiarire le tempistiche per il voto.
