Mentre il governo introduce nuove normative scolastiche, come il limite al numero di studenti stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab nelle scuole, Matteo Petrucci, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Rimini, evidenzia una questione che considera di maggior rilevanza: la soglia minima di alunni necessaria per formare una classe prima nella scuola primaria.
Attualmente, la legge stabilisce in quindici il numero minimo di iscritti per l’apertura di una prima elementare. Petrucci osserva che questa soglia, risalente a un periodo caratterizzato da tassi di natalità più elevati, oggi rischia di compromettere l’esistenza di classi in aree dove la presenza di bambini è in diminuzione. A titolo di esempio, menziona la scuola elementare di San Salvatore, che per l’anno 2026/2027 non avrà una classe prima.
Petrucci afferma che una scuola di qualità non si crea imponendo limiti sulle persone che possono essere accolte, ma garantendo l’esistenza della scuola stessa, permettendo ai bambini di frequentare l’istituto del proprio territorio e offrendo alle famiglie un servizio educativo stabile e accessibile.
Il rappresentante del Pd sottolinea che la chiusura di classi per mancato raggiungimento del numero minimo rischia di violare il diritto allo studio e rappresenta un “incentivo indiretto alla denatalità”. Questo fenomeno colpisce particolarmente le aree montane e collinari, inclusa la provincia di Rimini.
Petrucci chiede al governo di ridurre e rendere più flessibili i criteri minimi per la formazione delle classi prime, al fine di mantenere aperte le scuole anche in contesti con un numero inferiore di iscritti. Tuttavia, il capogruppo non si dimostra ottimista: sottolinea che tali cambiamenti richiederebbero pianificazione, assunzioni di insegnanti, investimenti nell’edilizia scolastica e una vera collaborazione con gli enti locali.