Dopo oltre un secolo, il capolavoro torna a casa: Rimini lo acquista per 20.000 euro

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Il patrimonio artistico di Rimini si arricchisce con l’acquisto di un’opera di grande valore storico e artistico. Il Comune ha deciso di acquisire il dipinto “L’apparizione di Gesù ai discepoli sul lago di Tiberiade” di Giovanni Laurentini, noto come l’Arrigoni, risalente ai primi anni del Seicento. L’opera, un olio su tela di grandi dimensioni (220 x 140 cm), è in buono stato di conservazione e sarà pagata 20 mila euro, provenendo da una collezione privata. La tela verrà collocata permanentemente nella Pinacoteca del Museo della Città “Luigi Tonini”.

In origine, il dipinto era situato nel refettorio dei Canonici Lateranensi di San Marino, vicino alla chiesa omonima, ora dedicata a Santa Rita da Cascia. Già nel 1754, Carlo Francesco Marcheselli lo riconosceva come una delle migliori opere di Laurentini. Luigi Tonini, nel 1864, notava che la tela era in pessimo stato, mantenendo però la qualifica di uno dei migliori lavori dell’artista. Dopo queste osservazioni, l’opera scomparve per oltre un secolo.

La tela è stata riscoperta e analizzata da Pier Giorgio Pasini, che nel 2013 la ha presentata come inedita durante una conferenza dedicata a Laurentini. Nella stessa primavera, l’opera è stata temporaneamente esposta al Museo della Città, dove ora torna in modo permanente.

Il dipinto rappresenta un episodio dell’ultimo capitolo del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù risorto appare ai discepoli dopo una pesca miracolosa, condividendo il cibo con loro sulle rive del lago di Tiberiade. Questo tema, coerente con l’originaria destinazione della tela, è raro nella tradizione pittorica. La composizione è ulteriore elemento di novità: lo sfondo, infatti, è rappresentato dall’acqua del lago, dando un punto di vista inusuale all’intera scena. I discepoli, in un gruppo coeso, si rivolgono verso Cristo, mentre l’opera si distingue per la vivacità dei colori e l’espressività dei volti e dei gesti.

Giovanni Laurentini, considerato l’ultimo grande artista del Cinquecento riminese e allievo ideale di Federico Barocci, funge da collegamento tra il tardo raffaellismo di Bartolomeo Coda e il naturalismo di Guido Cagnacci. La sua formazione si basa sulla luminosità della pittura di Barocci, mentre il viaggio a Roma per il Giubileo del 1600 lo mise in contatto con le novità artistiche dell’epoca. Oltre a una Natività presente nella sua città natale, molte delle sue opere sono andate perdute, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale. Fino ad oggi, il Museo della Città possedeva solo un dipinto di Laurentini, “La consegna delle chiavi a San Pietro” del 1600, e questo nuovo acquisto diventa una compagnia ideale sul piano narrativo.

Una volta completato l’acquisto, il Comune provvederà a informare la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna per il vincolo di tutela sull’opera.

L’importanza di questa acquisizione è stata sottolineata dal direttore dei Musei Comunali di Rimini, che ha evidenziato il grande impatto visivo dell’opera, ricomparsa dopo oltre un secolo di assenza. Ha descritto Laurentini come un artista che ha fatto da ponte tra diverse correnti artistiche, e ha affermato che l’acquisizione riaccenderà l’interesse per la sua opera, offrendo nuove prospettive per lo studio dell’arte riminese del primo Seicento.

Il assessore alla Cultura del Comune ha commentato l’importanza di riportare quest’opera alla comunità, sottolineando che essa diventa parte integrante della storia locale. Ha aggiunto che l’acquisizione rientra in un impegno costante per il potenziamento delle collezioni museali e per la valorizzazione del patrimonio artistico cittadino.

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