Parcheggio sul lungomare, debito di 15 milioni: il Pd critica Tosi per la mancanza di un accordo.

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Il Partito Democratico di Riccione commenta la condanna del Comune al pagamento di 15 milioni e 477mila euro, più interessi e rivalutazione, emessa dalla corte d’appello di Bologna riguardo alla controversia sul parcheggio interrato del Lungomare della Repubblica. Il Pd critica la gestione della questione da parte dell’ex sindaca Renata Tosi e del centrodestra, al governo della città dal 2014 al 2022.

La sentenza della Corte d’Appello delinea un’operazione di project financing iniziata nel 2008. Il privato si era impegnato a realizzare il parcheggio interrato del Lungomare della Repubblica (secondo tratto, da Piazzale Roma a Piazzale San Martino), mentre il Comune assumeva obblighi specifici per mantenere l’equilibrio economico. Il piano economico-finanziario prevedeva che il concessionario recuperasse l’investimento tramite la vendita di parte dei posti auto e i proventi della gestione. Pertanto, il rispetto degli impegni assunti dal Comune riguardo alla regolamentazione della sosta, il numero dei parcheggi in superficie e le tariffe stabilite era cruciale per la convenzione.

Tuttavia, la Corte ha verificato che tali impegni non sono stati rispettati. Sono emersi un numero di parcheggi in superficie superiore a quanto consentito e l’applicazione di tariffe diverse da quelle concordate. Gli inadempimenti sono stati constatati dal 2010 al 2018, ma il momento cruciale per gestire un accordo bonario, a seguito di una diffida formale, è stato nel novembre 2014. Sebbene la convenzione fosse stata sottoscritta nel 2008 dall’amministrazione precedente, la questione ha avuto una durata pluriennale, caratterizzata da contestazioni e richieste di riequilibrio economico, culminando in un contenzioso giudiziario. Una proposta di riequilibrio del piano economico-finanziario era stata presentata nel 2013, ma respinta dall’amministrazione in carica.

Il Pd approfondisce ulteriormente la questione: “Dal 2014 Riccione è stata amministrata da Renata Tosi e dal centrodestra. È fondamentale fare luce su questo periodo. Nel novembre 2014, durante la giunta Tosi, è pervenuta una formale diffida, che ha portato alla richiesta di risoluzione del contratto. In questo frangente, la controversia era evidente, documentata e potenzialmente onerosa per il Comune. Non si trattava più di discutere le decisioni del 2008, ma di affrontare una problematica concreta che rischiava di avere conseguenze economiche significative per la città. La giunta Tosi aveva il dovere politico di gestire la situazione, di analizzare gli obblighi contrattuali e di considerare l’opportunità di raggiungere un accordo. Eppure, gli inadempimenti sono proseguiti fino al 2018. Perché non è stato trovato un accordo?”.

Il Pd evidenzia che, sebbene non sia possibile affermare con certezza che una transazione avrebbe certamente evitato la condanna, la mancanza di una soluzione dopo anni di governo rappresenta un serio problema di responsabilità politica. Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la sentenza pronunciata il 24 marzo 2020 dal Tribunale di Rimini, che aveva respinto le richieste della società, a favore del Comune. Tuttavia, questa decisione non chiudeva definitivamente la controversia. La società ha presentato appello, e la Corte di Bologna ha ribaltato il giudizio, sottolineando la gravità degli inadempimenti e dichiarando risolta la convenzione. La sentenza del 2020, quindi, non eliminava i rischi economici di un possibile ribaltamento in secondo grado. Rimane cruciale chiarire come tali rischi siano stati gestiti durante l’amministrazione Tosi.

In conclusione, si sottolinea che il centrodestra non può limitarsi a richiamare la firma della convenzione nel 2008. Renata Tosi ha governato Riccione per otto anni, ha ricevuto una diffida formale, ha gestito il contenzioso e ha ricevuto la sentenza di primo grado. Non può essere considerata semplicemente una spettatrice di questa vicenda. Sebbene la Corte non attribuisca responsabilità giuridiche dirette ai sindaci, la responsabilità politica implica affrontare i problemi ereditati, correggere gli errori e prendere decisioni per tutelare gli interessi della comunità. Oggi, l’amministrazione Angelini si trova di fronte a una situazione gravosa e deve considerare tutte le possibilità di tutela giudiziaria e finanziaria per il Comune.

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