Il Trono di Verucchio 2026 assegnato al biblista padre Massimo Pazzini

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Il comune di Verucchio ha conferito il premio “Il Trono” per il 2026 a padre Massimo Pazzini, frate minore francescano e biblista, originario di Villa Verucchio. La cerimonia di consegna si è tenuta il 3 ottobre nella sala consiliare, alla presenza della sindaca Lara Gobbi, della giunta comunale, dei familiari di padre Pazzini e dei suoi confratelli del convento francescano di S. Croce.

L’evento ha avuto il merito di inaugurare ufficialmente la Festa della Storia 2026, che si svolge per due fine settimana e prevede attività tra la Rocca, il Museo e la Pinacoteca, comprendendo mostre, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento.

Il premio “Il Trono”, istituito nel 2019, onora individui che si sono distinti per il loro impegno, gesti significativi o azioni a favore della comunità. Il nome è ispirato a un trono ligneo villanoviano, tra i reperti più iconici del Museo civico archeologico di Verucchio, risalente a circa tremila anni fa, all’inizio dell’età del Ferro.

Per il 2026, padre Pazzini è stato scelto per il suo impegno nella promozione della pace, del dialogo e della fraternità, valori di particolare rilievo nel contesto attuale. L’assegnazione coincide anche con l’anno che segna l’ottavo centenario dalla morte di san Francesco.

Specialista nelle lingue bibliche quali ebraico, aramaico e siriaco, padre Pazzini ha studiato teologia a Bologna e Gerusalemme, oltre a lingue e civiltà orientali a Napoli. Ha conseguito titoli all’Università ebraica di Gerusalemme e, dal 1991, ha insegnato allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, dove è stato decano dal 2011 al 2017 e vice-decano in seguito. Attualmente ricopre il titolo di professore emerito.

La sua permanenza a Gerusalemme, durata oltre quarant’anni, gli ha permesso di vivere in una realtà in cui cristiani, ebrei e musulmani coesistono. Ha descritto questa convivenza dicendo che le religioni si incontrano “per amore o per forza, da millenni”.

Tra i suoi studi spicca una riflessione sul concetto biblico di pace, in particolare sul termine ebraico shalom. In un articolo, ha spiegato che tradurre šālôm semplicemente come “pace” sarebbe riduttivo, poiché il significato fondamentale è quello di “benessere”, con una forte connotazione materiale.

Nel suo intervento, padre Pazzini ha iniziato citando il detto evangelico “nemo propheta in patria”, per poi osservare che non si considera un profeta. Ha dunque espresso gratitudine verso il comune e ha sottolineato con orgoglio il suo legame con la terra d’origine.

“Per oltre quarantadue anni ho vissuto a Gerusalemme, studiando e insegnando la lingua ebraica e aramaica. Ho cercato di contribuire alla costruzione di pace, dialogo e fraternità”, ha affermato, richiamando la Regola di san Francesco del 1221 come guida per il suo approccio al dialogo interreligioso.

Ha concluso citando il Salmo 132,14, adattandolo a Verucchio: “Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre: qui risiederò, perché l’ho voluto”.

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