Conflitto tra Stati Uniti e Iran: Houthi rivendica attacco all’aeroporto di Riad e a una raffineria di Aramco

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Teheran ha affermato di aver disattivato Starlink durante le proteste antigovernative di gennaio. Mohammad Amin Aghamiri, direttore del Centro nazionale per la cybersicurezza, ha dichiarato in una trasmissione televisiva di Stato che si tratta della prima volta in cui un esponente governativo riconosce la capacità dell’Iran di neutralizzare questa tecnologia. In un contesto di severe restrizioni all’accesso a Internet nel Paese, queste affermazioni assumono particolare rilevanza.

Durante le manifestazioni di gennaio, caratterizzate da una intensa mobilitazione popolare, Teheran ha bloccato l’accesso alla rete per diverse settimane. Ciò ha impedito agli iraniani di condividere informazioni sulle proteste e sulla repressione governativa. I terminali Starlink rappresentavano un’alternativa, nonostante il loro possesso potesse portare a sanzioni penali, poiché consentivano di accedere a Internet via satellite. Tuttavia, esperti indicano che l’Iran è riuscito a interferire nel funzionamento di questo sistema. Aghamiri ha sottolineato che, in quel periodo, il Paese è stato in grado di disattivare per la prima volta i terminali Starlink.

Queste dichiarazioni contrastano con quelle rilasciate recentemente dal ministero delle Telecomunicazioni. Il viceministro Mohammad Hafez Hakami aveva avvertito che la diffusione massiccia di Starlink avrebbe compromesso il controllo governativo su Internet, suggerendo che, se la situazione non cambierà, potrebbe essere necessario interrompere l’elettricità durante le future crisi. Nonostante il blocco di numerosi siti stranieri, la maggior parte degli iraniani riesce ad accedervi utilizzando reti Vpn.

Quest’anno, l’Iran ha registrato un record mondiale di giorni senza Internet, con un blocco che è durato quasi tre mesi in seguito all’inizio della guerra e ai bombardamenti da parte delle forze israeliane e statunitensi a fine febbraio. Molti siti stranieri sono ormai inaccessibili agli utenti iraniani a causa delle sanzioni internazionali, con stime che indicano una percentuale di accesso limitato pari al 30%.

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