Rinviati a Istanbul i colloqui su Hormuz mentre Teheran accusa Trump di schizofrenia.

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Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Aggiornato circa sei ore fa, il Pentagono ha annunciato che 50.000 militari statunitensi sono attualmente impegnati in operazioni nel Medio Oriente. Nel frattempo, l’esercito israeliano ha avviato lanci di artiglieria nella periferia di Damasco.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato che l’Oman ha accettato un quadro di riferimento per la riapertura dello Stretto di Hormuz. I rappresentanti omaniti hanno ripreso i colloqui e accettato che la rotta possa essere riaperta secondo una mappa concordata con l’Iran.

Recenti rapporti di intelligence indicano che il Cremlino percepisce gli Stati Uniti come indeboliti dalla guerra in Iran, offrendo alla Russia l’occasione per intensificare le proprie azioni contro gli interessi americani in Europa. Tale valutazione giunge in un contesto di preoccupazioni riguardo alla capacità degli Stati Uniti di sostenere gli alleati e mantenere una deterrenza efficace, in particolare nei confronti di una potenziale escalation con la Cina. Un’analisi ha evidenziato che il conflitto con Teheran ha anche portato a una crisi economica all’interno della Marina degli Stati Uniti, costretta a riassegnare fondi per far fronte ai costi del combattimento.

I dettagli dei colloqui tra il direttore della CIA John Ratcliffe e i funzionari russi rimangono riservati. Tuttavia, è emerso che l’obiettivo di Ratcliffe era rassicurare il Cremlino riguardo alle risorse statunitensi. In caso di escalation del conflitto in Ucraina, Trump interverrebbe a sostegno dell’Ucraina. I membri della NATO, specialmente nelle nazioni baltiche, continuano a manifestare preoccupazione per potenziali attacchi russi. Recentemente, la NATO ha confermato una vasta operazione svolta dagli Stati Uniti e altri alleati nell’agosto scorso attorno all’exclave russa di Kaliningrad, evidenziando la loro strategia difensiva.

La Guida suprema iraniana, Mojataba Khamenei, ha sollecitato un incremento della produzione interna e la discontinuità con l’uso del dollaro nelle transazioni, in un contesto di tensioni economiche accentuate da una guerra economica avviata da Washington. Khamenei ha elogiato l’amministrazione di Pezeshkian per la gestione del Paese in un periodo di pressione e blocco, sottolineando l’importanza di affrontare sfide come l’inflazione e la disoccupazione. Ha inoltre evidenziato la necessità di dare priorità all’intero insieme di politiche economiche per garantire la stabilità e la resilienza del Paese.

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