L’ossessione di Osama e i piani di Al Qaeda: dall’attacco del 1993 ai 19 attentatori dell’11 settembre 2001 che colpirono le Torri Gemelle.

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Perché Al Qaeda ha mirato alle Torri Gemelle? Era un obiettivo concepito per crollare? E come è stato possibile realizzare un piano così ambizioso?

Le Twin Towers sono sempre state l’ossessione di Al Qaeda, sin prima dell’inizio delle operazioni belliche. Esse rappresentavano il simbolo dell’America prospera, situate nel cuore di New York.

Per questo motivo, Khaled Sheikh Mohammed, ingegnere e principale luogotenente operativo di Osama Bin Laden, ha impiegato risorse e sforzi per colpirle. Il primo tentativo avvenne nel febbraio 1993, quando dei militanti fecero esplodere un camion bomba nel garage di uno dei grattacieli, causando sei morti. L’attentato fu orchestrato dal nipote di Sheik Khaled, Ramzi Youssef.

Dopo quel fallimento, il piano di Al Qaeda includeva il dirottamento di jet passeggeri da far schiantare in una catastrofe di dimensioni enormi. Anche se il progetto fu interrotto, questo non fermò KSM, il soprannome di Mohammed, dal perseguire il suo grande obiettivo.

Gradualmente, i qaedisti formarono il commando per l’attacco dell’11 settembre 2001. Dopo un lungo periodo di ricerca condotta da Mohammed, il progetto fu presentato a Bin Laden. Secondo le ricostruzioni, non tutti i membri del gruppo erano d’accordo con la missione; Seif al Adel, attuale leader di Al Qaeda, espresse preoccupazione per possibili rappresaglie statunitensi.

Osama Bin Laden, però, era convinto del successo dell’operazione, sottovalutando (così si dice) le conseguenze.

Il piano prevedeva quattro “piloti” incaricati di prendere il controllo degli aerei. Tre di loro, provenienti dalla cellula di Amburgo, erano Mohammed Atta, Marwan al Shehi e Ziad Jarrah. Il quarto, Hani Hanjour, aveva una formazione aeronautica.

I terroristi si infiltreranno negli Stati Uniti e frequenteranno diverse scuole di volo, apprendendo le manovre necessarie per l’impatto. Testeranno anche le misure di sicurezza e compieranno viaggi di prova. A loro si uniranno dei complici incaricati di prendere il controllo degli aerei con armi improvvisate. Tra di loro, il ventesimo uomo, Zacarias Moussawi, fu arrestato prima di poter partecipare e condannato a vita.

Il team di 19 kamikaze si preparò ad attaccare le due torri, il Pentagono e la Casa Bianca.

La Torre Nord del World Trade Center fu colpita dall’American Airlines Flight 11 alle 8:46, tra i piani 93 e 99, e crollò alle 10:28. La Torre Sud fu centrata dallo United Airlines Flight 175 alle 9:03, tra i piani 77 e 85, e si sfaldò alle 9:59.

Le indagini posteriori fornirono spiegazioni tecniche sulla duplice distruzione. Un incendio con temperature elevate, alimentato dal carburante dei jet, insieme all’impatto e al cedimento strutturale, provocarono un collasso progressivo verso l’interno, compromettendo la stabilità degli edifici.

Nel corso degli anni, la verità ufficiale è stata messa in discussione da varie teorie cospirative. Accuse di insider job, esplosivi all’interno delle Twin Towers e complotti di ogni tipo sollevarono interrogativi su allarmi ignorati e opportunità perse per svelare la trama. Inoltre, emersero dubbi sulle intenzioni di Osama Bin Laden. Era consapevole che l’attacco avrebbe distrutto le torri? Aveva considerato la possibile ire americana per la morte di oltre 2750 persone?

Ben oltre l’esito finale, il leader di Al Qaeda era convinto che l’attacco avrebbe trascinato gli Stati Uniti in un conflitto logorante e costoso.

Oggi si apre nuovamente la ferita del ricordo. Le autorità hanno di recente annunciato l’identificazione, attraverso la ricerca genealogica, di una delle vittime degli attentati alle Twin Towers.

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