Paziente risarcita dopo errore chirurgico in sala operatoria e lungo calvario sanitario

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Una 43enne di Rimini ha vissuto un lungo calvario sanitario, culminato in tre interventi chirurgici in un mese, a causa di un errore del chirurgo. La donna si era rivolta a una clinica bolognese per la rimozione di una cisti ovarica nel 2018. Durante l’operazione laparoscopica, il chirurgo aveva accidentalmente sezionato l’uretere destro senza accorgersene.

Dopo essere stata dimessa dall’ospedale, la paziente ha continuato a soffrire di intensi dolori, spingendola a cercare cure presso il nosocomio di Rimini. Anche i medici riminensi inizialmente non avevano identificato l’errore, ma dopo 22 giorni dal primo intervento, la donna è tornata alla clinica bolognese, dove è stata riscontrata la lesione. Di conseguenza, è stata sottoposta a un secondo intervento chirurgico.

Durante la seconda operazione, i medici le hanno posizionato uno stent nella speranza di riparare il danno. Tuttavia, dopo pochi giorni, la paziente ha sviluppato un’infezione alle vie urinarie che ha reso necessario un terzo ricovero e un ulteriore intervento per rimuovere lo stent.

La situazione ha portato a un contenzioso legale, con la donna che ha sostenuto che l’errore chirurgico e la diagnostica tardiva avessero aggravato le sue condizioni di salute, chiedendo un risarcimento di quasi 70.000 euro sia all’ospedale bolognese che a quello riminese. A otto anni dall’incidente, il giudice del Tribunale di Rimini ha riconosciuto le responsabilità delle due strutture, condannandole a risarcire la paziente per un totale di 19.500 euro.

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