Cinque anni dopo il tumore: il ringraziamento di Cinzia per il regalo più prezioso, il tempo

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Cinque anni fa, Cinzia Mignogna ha ricevuto una diagnosi che ha cambiato radicalmente la sua vita: un tumore al pancreas. Oggi, dopo un lungo percorso, è pronta a raccontare la sua esperienza. Può guardare al futuro, vedere i suoi figli crescere e godere della compagnia dei nipoti. Sintetizza il suo stato attuale con una frase semplice: «Oggi, sono qui». Da questa consapevolezza parte la testimonianza che ha deciso di condividere. Esprime gratitudine ai medici e agli operatori sanitari che l’hanno seguita, alla sua famiglia e a tutti coloro che le sono stati vicini. La sua voce è anche un messaggio di speranza per chi si trova ad affrontare la stessa paura che ha conosciuto cinque anni or sono: “Desidero condividere una testimonianza di profonda gratitudine e, soprattutto, un grande senso di speranza”.

### Cinque anni fa la diagnosi

Il pensiero di Cinzia ritorna al momento in cui tutto ha avuto inizio. “Cinque anni fa mi è stato diagnosticato un tumore al pancreas. Una notizia che ha sconvolto la mia vita e quella dei miei cari, gravando sul mio futuro con pesanti ombre. Questa malattia così aggressiva lascia spesso poche opportunità di sopravvivenza. Oggi, però, sono qui”. Cinzia ripensa a quanto accaduto, sottolineando l’importanza del supporto ricevuto da chi le è stato vicino, in particolare dai professionisti della salute.

“Mi considero una delle poche fortunate che può raccontare questa storia e guardare avanti, vivere, vedere i propri figli realizzarsi e i nipoti crescere. Se riesco a godere di questo straordinario dono, lo devo completamente ai medici che fin da subito mi hanno accolta con grande impegno”.

Il primo pensiero va al suo ex medico di base, a chi l’ha seguita all’inizio della cura e alla sua famiglia, sempre presente. Due nomi, però, occupano un posto speciale nei suoi ringraziamenti: il dottor Marco Di Marco, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’ospedale di Rimini, e il chirurgo Luigi Veneroni. La data dell’intervento le è rimasta impressa: 21 settembre, esattamente cinque anni fa.

### “Non aver perso neanche un attimo mi ha salvato la vita”

Cinzia sottolinea un aspetto cruciale del suo percorso: la rapidità con cui i professionisti si sono attivati dopo la diagnosi e l’inizio delle cure. “Ringrazio innanzitutto questi professionisti per la loro incredibile velocità nell’intervenire e per la professionalità con cui mi hanno comunicato una diagnosi così pesante. Non aver perso nemmeno un attimo è stato fondamentale per la mia salvezza”.

Oltre alla competenza, Cinzia mette in evidenza l’umanità dimostrata durante il percorso. “Un grande grazie va al dottor Luigi Veneroni, che è sempre stato vicino a me e alla mia famiglia, contribuendo a mantenere viva la speranza”.

La parola “umanità” percorre tutta la sua testimonianza. Perché affrontare una malattia grave non si riduce a diagnosi, interventi e terapie; implica anche gestire attese, paure e fragilità, mantenendo la propria identità anche quando la malattia sembra prevalere. Per questo il suo ringraziamento si estende all’intera Azienda sanitaria di Rimini e a tutti gli operatori incontrati lungo il cammino.

“Ho potuto constatare quanto il loro lavoro e il supporto costante siano cruciali nel percorso di cura. Grazie al loro sorriso, il paziente continua a sentirsi prima di tutto una persona e non solo una malattia. Ricevere un sostegno così umano aiuta ad affrontare la sofferenza senza cedere alla disperazione”.

Cinzia menziona anche l’Associazione Oltre la ricerca Odv, riconoscendo il suo impegno nella sensibilizzazione e il supporto ai pazienti affetti da tumore al pancreas.

### Il bene più prezioso: il tempo

La testimonianza di Cinzia ha come obiettivo non solo ringraziare, ma anche inviare un messaggio a chi sta affrontando una diagnosi difficile. Pur essendo una storia personale, raccontarla significa dimostrare che di fronte a una malattia grave la speranza può ancora esistere.

Conclude il suo racconto con parole forti: “Io sono la prova vivente che, se affrontata tempestivamente grazie a medici e operatori attenti e umani, è possibile uscire da questa grave patologia. Grazie di cuore a tutti per avermi accompagnata in questo percorso, regalandole il bene più prezioso: il tempo”.

Cinque anni dopo quel 21 settembre, il messaggio di Cinzia si racchiude nella possibilità di continuare a guardare al futuro e nel “tempo” che oggi può ancora condividere con le persone che ama.

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