Alice Parma e Maria Costi, consiglieri regionali del PD in Emilia-Romagna, criticano l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni riguardo a un limite per gli studenti stranieri nelle classi, definendo la proposta come “propaganda” e di difficile attuazione pratica.
Parma e Costi evidenziano che Meloni utilizza la scuola per motivi politici, annunciando una misura che si concentra su quanti bambini possono trovarsi in un’aula. Secondo le due esponenti, questa scelta è controproducente sia politicamente che concretamente.
Le esponenti del PD chiedono al governo chiarimenti su come intenda applicare la misura nei territori dove la percentuale di alunni con cittadinanza straniera supera la soglia stabilita. Parma e Costi pongono domande cruciali: gli studenti verrebbero trasferiti? Le famiglie dovrebbero cambiare scuola? Si creerebbero nuove classi? Si assumerebbe nuovo personale? Sottolineano che una normativa imposta senza considerare la reale composizione dei territori rischia di risultare impraticabile. Anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi ha descritto la proposta come tecnicamente difficile, poiché un limite simile era già contenuto in una circolare del 2010.
Le due consigliere notano che molti alunni interessati sono nati e cresciuti in Italia, proponendo una strategia alternativa per affrontare le problematiche linguistiche. Chiedono investimenti nelle scuole, con un aumento del numero di insegnanti e mediatori, offerte di italiano come seconda lingua, organici stabili, tempo pieno, supporti tecnologici per l’apprendimento e risorse per l’inclusione, sottolineando che non servono barriere.
Costi aggiunge che una vera politica scolastica dovrebbe focalizzarsi sulla riduzione delle disuguaglianze, sul sostegno agli insegnanti e sulla garanzia del diritto allo studio, per affrontare le situazioni più complesse. Stabilire per decreto quanti alunni stranieri possono trovarsi in una classe non risolve questi problemi.
Parma chiude esprimendo una critica generale all’esecutivo, chiedendosi perché il governo senta il bisogno di creare un nuovo bersaglio nella questione scolastica. Suggerisce che sia più semplice discutere di limiti agli studenti stranieri piuttosto che affrontare i problemi quotidiani degli italiani, come il costo della vita, l’inflazione e le difficoltà delle famiglie nel gestire le spese. Questi sono i problemi reali su cui, secondo lei, non si ricevono risposte da Meloni.