Rimini investe 34 mila euro in una rete di sostegno per le donne vittime di violenza

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Ogni anno, il Centro antiviolenza di Rimini accoglie tra 250 e 300 donne, offrendo loro e ai loro figli migliaia di notti di ospitalità, fondamentale per interrompere il ciclo di violenza e ricostruire una nuova vita. In risposta a un crescente bisogno di sostegno, il Comune ha deciso di investire 34 mila euro per potenziare i servizi del Centro antiviolenza e delle Case rifugio, introducendo nuovi percorsi di supporto psicologico destinati a donne che si stanno allontanando da situazioni di abuso.

Le risorse, messe a disposizione dalla Regione Emilia‑Romagna e distribuite tra il 2026 e il 2027, permetteranno di ampliare i percorsi dedicati alla fase più critica e delicata del percorso verso l’autonomia. L’investimento consentirà l’attivazione di interventi aggiuntivi rispetto a quelli già finanziati dal Fondo statale per le pari opportunità, includendo gruppi di auto-aiuto, laboratori di mindfulness, attività per promuovere la genitorialità resiliente, percorsi per madri e figli, psicomotricità per bambini e bambine, mediazione interculturale e un aumento delle ore di servizio dello sportello psicologico del Centro antiviolenza.

Il servizio sarà gestito dall’organizzazione Rompi il Silenzio Aps, che ha ricevuto l’incarico di gestire il Centro antiviolenza e le Case rifugio fino al 2027. Le risorse saranno erogate in base alle attività svolte e rendicontate in conformità alla convenzione attuale.

Uscire dalla violenza è descritto come un atto di libertà e coraggio, che richiede un impegno costante da parte delle istituzioni. Il supporto psicologico gioca un ruolo cruciale, consentendo alle donne di affrontare le ferite e di costruire nuovi strumenti per riprendere in mano la propria vita. I figli, a loro volta, trovano spazi protetti e figure capaci di accompagnarli nella loro ricostruzione emotiva. Rimini continua a investire in una rete di sostegno, riconoscendo la scelta delle donne di ricominciare come un gesto di autodeterminazione che interessa l’intera comunità.

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