Sparito Viktor Orbán, le difficoltà per l’Unione Europea nell’approvazione dei pacchetti di sanzioni contro la Russia continuano. Dopo oltre quattro anni di conflitto e venti pacchetti di ritorsioni, le economie europee sono state significativamente colpite. Si registrano flussi commerciali congelati, tranne quelli che riescono a aggirare le imposizioni, e un approvvigionamento energetico che ha spinto i governi a cercare nuovi canali. Attualmente, sei Paesi, tra cui l’Italia, si oppongono al 21esimo pacchetto di sanzioni proposto dalla Commissione Europea. Questo gruppo comprende anche Germania, Grecia, Francia, Austria e Portogallo, tutti in cerca di deroghe per i settori strategici delle loro economie.
La Grecia si è opposta in particolare a una nuova restrizione sul gas naturale liquefatto russo. Secondo un diplomatico britannico, le capitali europee esitano a sostenere misure che potrebbero danneggiare le loro aziende. Inoltre, si segnala che la Grecia chiede l’autorizzazione al trasporto di gas verso Paesi terzi. La Commissione sta cercando un compromesso per risolvere la situazione, considerando che le sanzioni potrebbero danneggiare più la Russia che non il Paese ellenico, che ospita l’azienda specializzata nel trasporto marittimo Dynagas.
Il problema del gas russo ha preso una dimensione considerevole. Nella prima metà del 2026, l’Europa ha registrato le massime importazioni di gas liquefatto russo dall’impianto siberiano Yamal, controllato da Novatek, per un totale di 9,89 milioni di tonnellate, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. Le forniture, che hanno costato all’Europa circa 6 miliardi di euro in sei mesi, hanno visto Francia, Belgio e Spagna tra i principali acquirenti.
La contrarietà a questo pacchetto di sanzioni non si limita al gas. Portogallo e Germania stanno sollevando la questione degli acquisti di prodotti ittici dalla Russia, chiedendo di revocare il divieto di acquisto di pesce che penalizza le loro industrie. Francia e Italia temono ripercussioni sul settore turistico e richiedono un allentamento del divieto di rilascio di visti Ue ai militari russi coinvolti nel conflitto. L’Austria, infine, ha chiesto di liberare i beni russi congelati, per un valore di 2 miliardi di euro, per risarcire la Raiffeisen Bank.
