Dopo le dichiarazioni del centrodestra e le precisazioni del Partito Democratico, la consigliera regionale di Rete Civica, Elena Ugolini, interviene sulla controversia emersa nell’ultimo consiglio comunale di Riccione. Al centro del dibattito vi è stata l’esibizione, da parte delle forze di maggioranza di destra e sinistra, di cartelli con la frase “Un disagio psichico si cura, non si fa morire – Giustizia per Fakir!”. Questa iniziativa ha suscitato ampie polemiche e ha portato Ugolini a esprimere un giudizio critico nei confronti dell’amministrazione di Angelini.
Ugolini ha definito l’accaduto “molto grave”, sottolineando come i gruppi del Partito Democratico e di Riccione Coraggiosa abbiano esposto un cartello che, a suo avviso, non rappresenta una semplice richiesta di verità. La frase “non si fa morire” implica un’accusa verso qualcuno, anticipando un giudizio mentre sono ancora in corso le indagini, e riduce una tragedia umana a strumento di propaganda politica.
Ugolini ha tracciato un parallelo con eventi recenti a Bologna, dove, durante un incontro convocato dal sindaco per sollecitare verità e giustizia, alcuni manifestanti hanno accusato le forze di polizia. Anche nel consiglio di Riccione, secondo Ugolini, la sinistra ha mantenuto il silenzio di fronte a quanto avveniva, ignorando la necessità di un approccio rispettoso e prudente in situazioni così complesse.
La reazione del sindaco di Riccione, Daniela Angelini, merita attenzione. Ha preso le distanze dall’iniziativa della maggioranza, dichiarando di non essere stata informata, e ha giudicato inaccettabile l’accusa rivolta alle forze dell’ordine. Sebbene il suo intervento sia apprezzabile, Ugolini lo considera tardivo e inadeguato.
Ugolini ha affermato che il passo indietro del sindaco non risolve la questione. Non basta la distanza di Angelini; anche il Partito Democratico, Riccione Coraggiosa e i consiglieri che hanno esposto il cartello devono riconoscere la gravità del gesto e chiedere pubblicamente scusa. Le scuse dovrebbero essere destinate alle forze dell’ordine, ingiustamente accusate, al consiglio comunale, usato come palcoscenico per una manifestazione di parte, e soprattutto alla famiglia di Fakir, poiché il dolore per una perdita non dovrebbe mai essere strumentalizzato per ottenere consenso elettorale.
