Il presidente di Start Romagna, Andrea Corsini, ex assessore regionale al Turismo per dieci anni, sembra non avere una percezione realistica della situazione attuale. Durante il Meeting ha descritto un sistema di trasporto pubblico che non corrisponde alle difficoltà effettivamente riscontrate in tutto il territorio romagnolo. Ha anche chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti maggiori risorse, probabilmente per risolvere errori e problemi derivanti da anni di scelte discutibili e piani industriali poco efficaci.
La situazione degli utenti è già precaria, con un significativo aumento delle tariffe dei biglietti e degli abbonamenti a partire dal 1° giugno 2026. L’adeguamento dei prezzi, ad esempio, prevede un incremento da 2 a 3 euro per il Trc che collega Rimini a Riccione. Nonostante ciò, i disservizi persistono a Rimini, così come a Cesena e Ravenna, dove si segnalano ritardi, cancellazioni impreviste di corse e una scarsa percezione di sicurezza. Questo rende poco credibile la visione ottimistica di Corsini e suscita preoccupazioni riguardo alla prospettiva di una società unica regionale per il trasporto pubblico.
In Emilia-Romagna, i tentativi di gestione su larga scala promossi dalla sinistra non hanno raggiunto risultati soddisfacenti in termini di efficienza, risparmio e qualità dei servizi. È importante ricordare che il solo Trc Rimini-Riccione ha comportato un costo di circa 93 milioni di euro per la comunità, accompagnato dalla promessa di disattivare le linee 10 e 11, che invece continuano a operare. Questo comporta un doppio onere per la gestione e la manutenzione, senza alcuna chiarezza su se il Trc possa sostenersi attraverso la vendita dei titoli di viaggio.
Richiedere ulteriori fondi, mentre è in fase di realizzazione un nuovo tratto di Trc da Rimini Stazione a Rimini Fiera per un valore di 60 milioni di euro già finanziati dal ministero, appare quanto meno inopportuno.
