Regione dissocia dall’azienda dopo l’uso di donne nude per promuovere vongole: “Contenuti inaccettabili”

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


La Regione Emilia-Romagna si dissocia fermamente dalla campagna pubblicitaria con immagini di donne nude promossa dall’azienda ittica La Selvaggia di Santarcangelo di Romagna durante la fiera internazionale Conxemar di Vigo, in Spagna. Dopo l’espulsione della società dal Padiglione Italia, decisa dagli organizzatori, l’amministrazione regionale esprime un chiaro sostegno al provvedimento e chiarisce le modalità di ammissione dell’impresa alla collettiva italiana. Sulla questione interviene anche la consigliera regionale del Pd, Alice Parma, che sottolinea le responsabilità delle aziende nella comunicazione commerciale e il rispetto delle politiche contro gli stereotipi di genere.

L’azienda era stata selezionata tramite un avviso pubblico regionale, nell’ambito di un bando del dipartimento Pesca del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. La Regione sottolinea che la procedura ha seguito criteri consolidati, già utilizzati nelle selezioni precedenti, coerenti con quelli indicati dal Ministero, senza ulteriori requisiti specifici.

L’amministrazione regionale chiarisce di non essere stata a conoscenza preventivamente dei materiali promozionali utilizzati dall’azienda, che contenevano immagini di donne nude accompagnate da slogan per la promozione di molluschi e prodotti ittici. La Regione considera tali materiali come veicolo di una rappresentazione sessista e degradante della figura femminile, utilizzata a fini commerciali. Vengono definiti “contenuti inaccettabili”, in contraddizione con i principi e le politiche regionali di promozione della parità di genere e del rispetto della dignità delle persone.

In merito agli interventi durante la manifestazione, il 7 ottobre, un funzionario regionale presente a Vigo ha immediatamente contestato la condotta all’azienda. Poco dopo la mezzanotte, è stata inviata una nota formale di richiamo e diffida urgente, condivisa con il Ministero. La Regione si dice ora disponibile a collaborare con il dicastero per rafforzare le procedure di selezione e prevenire episodi simili in futuro.

Alice Parma invita a non ridurre la questione a una semplice polemica contro l’azienda, ma a riflettere sull’uso del corpo femminile nella pubblicità. Pur sottolineando l’importanza della libertà imprenditoriale, ammonisce che la libertà comporta responsabilità e che la comunicazione commerciale non è mai del tutto neutra.

Secondo Parma, la problematica va oltre il caso specifico. L’utilizzo del corpo femminile come strumento per attirare l’attenzione, disconnettendolo dal prodotto e riducendolo a oggetto, contribuisce a perpetuare un’immagine in cui le donne sono principalmente qualcosa da osservare, piuttosto che persone dotate di competenze e professionalità da riconoscere.

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