Crisi della moda: Tassinari chiede al Governo interventi urgenti per salvare la filiera e i posti di lavoro

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


La crisi del settore moda in Emilia-Romagna è stata portata all’attenzione del Governo attraverso un’interrogazione di una deputata di Forza Italia, che sollecita il ministro delle Imprese e del Made in Italy a considerare iniziative per il rilancio del settore. Si fa riferimento al Piano strategico delle associazioni di categoria e agli obiettivi delineati nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”.

Tra marzo e luglio 2026, la regione ha visto la chiusura di 154 imprese del settore, con un calo del 2,6%. Questi dati evidenziano la difficile situazione di imprenditori, lavoratori e famiglie. La deputata ha evidenziato la necessità di interventi per sostenere la produzione, promuovere il rilancio delle aziende e preservare un patrimonio di competenze a rischio di estinzione.

Il panorama regionale riflette le difficoltà di un sistema composto da circa 15 mila imprese. Nel 2025, l’export della moda emiliano-romagnola ha subito una diminuzione del 6,9%, mentre le ore di cassa integrazione straordinaria nel settore abbigliamento hanno raggiunto 562 mila, con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. Il distretto dell’abbigliamento di Rimini ha registrato un calo delle esportazioni del 13,8% e la perdita di 250 posti di lavoro, prevalentemente occupati da donne. Anche il settore calzaturiero di San Mauro Pascoli ha subito una flessione del 10,2% nelle esportazioni.

L’interrogazione menziona diverse crisi aziendali significative, tra cui la chiusura dello stabilimento Woolrich, con 78 licenziamenti, e i 221 esuberi annunciati dalla Aeffe, in fase di composizione negoziata. Sono segnalate anche le difficoltà di Gilmar e il rischio di chiusura per Aesse Project e Fuzzi, che collaborano con importanti marchi internazionali.

Si esprime preoccupazione per le piccole e medie imprese che operano attorno ai grandi marchi. Quando una grande azienda affronta crisi, le conseguenze ricadono sui fornitori e sui laboratori, molti dei quali sono piccole realtà già vulnerabili nell’accesso agli ammortizzatori sociali e con risorse limitate per affrontare la diminuzione delle commesse. È fondamentale riconoscere questa fragilità poiché il rischio è che le piccole imprese e i loro dipendenti non siano adeguatamente protetti. La regione Romagna, con il suo forte tessuto produttivo, vede nella difesa della filiera una necessità per sostenere l’economia e la coesione sociale di intere comunità.

Le difficoltà locali si inseriscono in una crisi nazionale causata da tensioni geopolitiche, dazi, calo dei consumi e cambiamenti nel mercato. È stato evidenziato un rischio concreto di perdita di 35 mila posti di lavoro e 4.600 aziende nel comparto italiano senza misure urgenti.

Gli ammortizzatori sociali si rivelano essenziali per affrontare l’emergenza, ma è fondamentale affiancarli a strategie industriali. Si chiede al ministro come intenda seguire le proposte delle associazioni di settore, supportando investimenti e competitività delle imprese, con particolare attenzione alle realtà più piccole. La qualità della manifattura italiana rappresenta il risultato di anni di laboriosa formazione e lavoro: la sua dispersione avrebbe conseguenze gravi che andrebbero oltre l’attuale crisi.

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