In Emilia Romagna si registrano quattro reati ambientali quotidiani: il rapporto Ecomafia e le proposte di Legambiente

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Le ecomafie continuano a influenzare negativamente l’ambiente e a espandere le proprie operazioni. In Emilia-Romagna sono stati registrati 1434 reati ambientali, circa quattro al giorno, un lieve calo rispetto al 2025. I controlli effettuati ammontano a 95mila, con 1200 denunciati e 9 arresti. Questi dati emergono dal rapporto Ecomafia, presentato a Bologna, che analizza i reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto. Si registra una diminuzione anche degli illeciti amministrativi, con poco più di 4mila casi rispetto ai quasi 5mila del 2024, accompagnata però da un aumento dei sequestri, da 245 a 289. Le province di Rimini e Ravenna si confermano ai vertici della classifica di incidenza.

Oltre ai dati, il rapporto propone dieci raccomandazioni per il Governo al fine di combattere le illegalità ambientali e rafforzare le normative e i controlli. Tra le richieste, si evidenzia la necessità di completare il recepimento nel Codice penale di quattro delitti cruciali. Questi delitti riguardano la caccia e il commercio di specie protette, il saccheggio delle acque, la commercializzazione di prodotti derivanti dalla deforestazione e il commercio di F-gas, attualmente punito solo in via contravvenzionale. Tali misure derivano da una Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, ma non sono state incluse nel decreto legislativo 81 del 21 aprile 2026.

Si richiede anche l’ampliamento della definizione di prodotti inquinanti per includere fitofarmaci illegali, l’approvazione di un Piano nazionale contro l’abusivismo con apposite risorse ministeriali e la modifica della legge per estendere il potere sostitutivo delle Prefetture riguardo le ordinanze di demolizione. Si sollecita, inoltre, l’approvazione dei decreti attuativi del Sistema nazionale di protezione ambientale.

Tra le altre proposte urgenti, si suggerisce di rivedere il meccanismo del subappalto “a cascata” e reintrodurre il reato di abuso d’ufficio, come indicato dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per affrontare le irregolarità negli appalti pubblici. È prevista anche una revisione delle pene per gli incendi boschivi, da estendere a qualsiasi incendio di vegetazione, aumentando le sanzioni colpose.

Il presidente di Legambiente Emilia-Romagna, Davide Ferraresi, sottolinea l’importanza dell’accertamento dei reati ambientali per la tutela della natura. Sottolinea la necessità della sinergia tra Forze dell’Ordine e Capitanerie per monitorare la legalità nel settore, enfatizzando l’urgenza di potenziare le normative per facilitare interventi giuridici contro chi danneggia gli ecosistemi e commette abusi edilizi.

Infine, Ferraresi afferma che il tema dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti rimane cruciale. Le segnalazioni provenienti dai vari territori evidenziano la necessità di un intervento coordinato, mirato a punire i trasgressori e a risolvere le problematiche esistenti nelle filiere, per garantire maggiore trasparenza e un’effettiva circolarità dei materiali.

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