Dopo 41 anni di carriera, il luogotenente Cacace si congeda dall’Arma con un saluto a Riccione.

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Martedì mattina, nella Sala di rappresentanza del Municipio, la sindaca Daniela Angelini, i membri della giunta, la comandante del Corpo di polizia intercomunale di Riccione, Misano e Coriano, Isotta Macini, e il vice comandante Vincenzo Giuliani, hanno incontrato il luogotenente Claudio Cacace, comandante della stazione dei carabinieri di Riccione, in occasione del suo ultimo giorno di servizio prima del congedo.

Durante l’incontro, la sindaca Angelini e la giunta hanno rivolto al comandante Cacace i saluti dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità, esprimendo sincera stima e riconoscimento per il suo straordinario impegno a tutela del territorio e della sicurezza dei cittadini. Il luogotenente Cacace, dopo 41 anni di servizio, sta per andare in pensione, lasciando un’impronta significativa nella comunità locale.

Nato ad Avezzano (L’Aquila) e laureato in Scienze dell’Amministrazione, Cacace ha 60 anni e si è arruolato nell’Arma nel 1985. Dopo aver completato il 38esimo corso presso la Scuola allievi sottufficiali di Velletri e Vicenza tra il 1985 e il 1987, ha ottenuto il grado di vice brigadiere, iniziando così un percorso professionale che lo ha portato in Romagna e nelle Marche. Tra il 1987 e il 1992 ha prestato servizio come sottufficiale addetto alla Stazione di Miramare di Rimini. Successivamente, dopo un breve incarico a Forlì, ha lavorato per cinque anni presso il Nucleo radiomobile della Compagnia di Tolentino. È approdato nel 1997 prima alla Stazione di Saludecio, per poi trasferirsi a Riccione, dove, nel dicembre del 2005, ha assunto la guida della Stazione dell’Arma.

Nel corso della sua carriera, Cacace è stato insignito di due encomi solenni per il suo operato. Il primo è stato conferito nel 2018 per aver smantellato una rete criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Il secondo riconoscimento, ricevuto nel 2020, è stato il risultato di un’articolata attività investigativa che ha portato all’arresto della responsabile di un centro antiviolenza, accusata di malversazione ed estorsione ai danni di donne vittime di abusi, accompagnato dal sequestro di ingenti somme di denaro.

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