Un giudice ha emesso una condanna nei confronti di una famiglia turca, proprietaria di un kebab, dopo l’arresto avvenuto a Riccione nel febbraio 2023 per sfruttamento dei dipendenti. Il marito, di 67 anni, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi, mentre la moglie di 58 anni e il figlio di 28 anni hanno ricevuto una pena di 1 anno e 8 mesi ciascuno. Le indagini sono iniziate nel 2022, dopo la segnalazione di un dipendente che denunciava maltrattamenti e condizioni di lavoro inadeguate.
Gli investigatori hanno messo in luce una situazione lavorativa allarmante, con stipendi significativamente inferiori a quanto previsto dai contratti e turni fino a 15 ore giornaliere, senza riposi settimanali o ferie. Le misure di sicurezza sul luogo di lavoro erano inadeguate, e i dipendenti vivevano in ambienti degradanti e sotto costante sorveglianza.
L’inchiesta ha identificato sei lavoratori, tutti extracomunitari, alcuni dei quali non in regola con i documenti. I titolari del negozio avevano addirittura sequestrato i loro documenti, telefoni e beni personali, costringendoli a dormire in condizioni malsane, incluso in un ripostiglio e in un’auto. Alla fine delle indagini, è stato emesso un provvedimento cautelare e il negozio è stato sequestrato. Oltre alla condanna, il giudice ha ordinato la confisca di beni e somme riconducibili agli imputati, per un totale di oltre 23.200 euro, considerati profitto del reato.
Il marito, ascoltato in aula, ha difeso le proprie scelte, affermando di essere arrivato in Italia nel 2019 come richiedente asilo politico. Ha insistito sulla sua volontà di aiutare i dipendenti stranieri, respingendo le accuse di sfruttamento.