Sanità romagnola: progressi nei servizi territoriali, ma attese prolungate e carenza di 500 medici di famiglia

Redazione

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Il rapporto 2026 della Fondazione per la Sussidiarietà, illustrato a Rimini dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, analizza lo stato della sanità pubblica in Italia con un accento particolare sull’Emilia-Romagna. Gli interventi hanno evidenziato l’importanza di creare un’alleanza tra enti pubblici, privati e terzo settore per garantire un sistema di cura universale e sostenibile.

Il presidente Paolo Pasini ha sottolineato l’esigenza di tutelare il valore della sanità universale, considerato un diritto costituzionale indefettibile. Ha auspicato l’implementazione di una rete solida che valorizzi il capitale umano coinvolto, in grado di rispondere ai bisogni emergenti. Per raggiungere questi obiettivi, è necessario adottare i principi e la cultura della sussidiarietà.

### I dati sull’Emilia-Romagna

Il rapporto delinea una situazione complessa del sistema sanitario regionale, enfatizzando sia le positività che le criticità. Il 51% della spesa sanitaria regionale è destinato all’assistenza territoriale, rispetto al 44% per gli ospedali. La rete delle Case della Comunità copre quasi 3 milioni di residenti, con 143 strutture attive su 187 programmate e 24 Ospedali di Comunità su 52. Sono attive 47 Centrali operative territoriali e 46 Centri di assistenza e urgenza a giugno 2025.

In termini di gestione della cronicità, la regione si distingue a livello nazionale: il 68% delle associazioni di pazienti menziona l’Emilia-Romagna come un esempio positivo, a confronto con il 36% del Lazio. Inoltre, il 76,5% delle Case della Comunità programmate ha almeno un servizio attivo, contro il 45,5% della media nazionale, con la Lombardia come unica regione in grado di fare meglio. Nel monitoraggio ministeriale dei Livelli essenziali di assistenza del 2024, l’Emilia-Romagna occupa il secondo posto in Italia, con 282 punti, preceduta solo dal Veneto. Il saldo della mobilità sanitaria per il 2024 risulta positivo per 525,4 milioni di euro.

Tuttavia, permangono delle criticità. I tempi di attesa per le prime visite sono ancora inferiori alla media nazionale, con una percentuale garantita del 77,7% nel 2026, in aumento rispetto al 73,7% del 2025. La situazione è migliore per gli esami diagnostici, nei quali l’89,2% supera la media nazionale dell’84,7%. Permane inoltre una carenza di 536 medici di famiglia rispetto alle necessità.

### Il quadro nazionale: democrazia e salute

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha collegato la crisi sanitaria alla stabilità democratica del Paese. Ha evidenziato come la disaffezione verso i servizi sanitari possa compromettere un sistema, come quello europeo, che garantisce cure a tutti indipendentemente dal reddito. Con un’aspettativa di vita superiore agli 83 anni, la qualità della vita rimane insufficiente, in particolare nei nuovi ambiti di assistenza come le dipendenze. L’esperienza dell’Emilia-Romagna dimostra che una sanità a misura di cittadino è possibile solo con la cooperazione tra istituzioni, professionisti e comunità.

Antonello Zangrandi, professore di Economia delle aziende pubbliche, ha sollecitato un cambio di paradigma, proponendo di passare dalla prestazione sanitaria a una visione complessiva della cura del paziente. Ha insistito su una collaborazione efficace tra pubblico e privato, sostenendo la necessità di sistemi di valutazione imparziali e l’implementazione di un patto sociale globale per affrontare le diverse esigenze assistenziali.

### Le voci dal territorio

Kristian Gianfreda, assessore alla salute del comune di Rimini, ha evidenziato l’impegno nella lotta contro le disuguaglianze sanitarie, sottolineando l’importanza di un’alleanza con la società civile per migliorare l’assistenza di prossimità. Tiziano Carradori, direttore generale dell’Ausl Romagna, ha chiesto un dibattito pubblico serio e condiviso sui valori di assistenza sanitaria, affermando che molti piani pregressi necessitano di revisione.

Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute della regione Emilia-Romagna, ha dichiarato che la domanda di servizi è aumentata dopo la pandemia e che i bisogni di salute sono in evoluzione. Ha ribadito l’importanza di un approccio proattivo verso questi cambiamenti e della necessità di maggiori risorse, sottolineando la richiesta di 18 miliardi nei prossimi tre anni per la sanità pubblica. La collaborazione con il terzo settore è vista come fondamentale per costruire relazioni efficaci nell’ambito dell’assistenza.

Vari rappresentanti del territorio, come Fabrizio Miserocchi, direttore generale dello Ior, Valerio Tommaselli, presidente della Cooperativa Sociale Amici di Gigi, e Alessandra Urbinati, presidente dell’Associazione Rimini Autismo, hanno condiviso le loro esperienze e proposte durante le discussioni.

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