Si intensifica la battaglia legale tra gli avvocati di Gianni Andreatta, proprietario del Grand Hotel di Riccione, e la Procura di Rimini. La scorsa settimana, la Guardia di Finanza ha sequestrato tutti i beni immobiliari della Marebello Spa, società dichiarata fallita, tra cui figura anche il rinomato hotel a cinque stelle. Il sequestro è collegato a un sospetto di bancarotta fraudolenta per un ammontare di 29 milioni di euro.
L’indagine è scaturita dall’ipotesi di una distrazione del patrimonio aziendale, che include anche Villa Bianca, Villa Bruna e Torre 900, con la realizzazione di operazioni ritenute prive di validità giuridica. Si ipotizza la stipula di contratti di subaffitto e la cessione di contratti d’affitto d’azienda, volte a mantenere il controllo degli immobili e a complicare la procedura di liquidazione fallimentare, arrecando danni ai creditori.
In contrasto, i legali di Andreatta, Stefano Caroli e Anna Maria Putignano, contestano la ricostruzione fornita dalla Procura. Sostengono che non ci fosse un’urgenza tale da giustificare il decreto di sequestro preventivo, dato che una valutazione dei beni da mettere all’asta era già stata programmata per il 23 settembre. I legali evidenziano che le contestazioni originate dal loro assistito riguardano il prezzo di vendita dei sei lotti, ritenuto non conforme rispetto a perizie alternative, da lui commissionate, prima della dichiarazione di fallimento. A maggio, Andreatta aveva presentato una querela contro il curatore fallimentare e il Ctu, denunciando dinamiche poco trasparenti e irregolarità.
Gli avvocati degli indagati sottolineano, infine, che la relazione dei Vigili del fuoco attesta la conformità agli standard di sicurezza degli immobili sequestrati. Negli ultimi mesi, all’interno del Grand Hotel si sono svolti numerosi eventi, ai quali hanno partecipato anche esponenti politici, scuole e rappresentanti della cultura, il che dimostra l’idoneità dei locali.
