Tagli al personale docente, Petitti (Pd): “Un errore imperdonabile per l’Italia”

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


La legge di bilancio per il 2027 prevede una riduzione di quasi 7.000 posti nelle scuole italiane, a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna e consigliera regionale, critica questa decisione e chiede al governo di annullarla.

Il provvedimento comporta il taglio di 4.925 insegnanti e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Insieme ai tagli già previsti, la misura porta a un totale di quasi 15.000 posti che scompariranno nell’arco di tre anni scolastici.

Petitti sottolinea che si tratta di una scelta errata, poiché considera la scuola non come un costo da contenere, ma come il principale investimento per il futuro del Paese.

Nei cinque anni compresi tra gli anni scolastici 2019/2020 e 2024/2025, l’Italia ha registrato una perdita di oltre 600.000 studenti con cittadinanza italiana, mentre gli studenti con cittadinanza straniera sono aumentati di circa 84.000 unità. Anche in Emilia-Romagna, la denatalità sta riducendo la popolazione scolastica.

La consigliera sostiene che il calo delle iscrizioni non dovrebbe tradursi in tagli agli organici, ma piuttosto in un’opportunità per migliorare la qualità dell’istruzione. Classi meno numerose permetterebbero una maggiore attenzione alle difficoltà individuali, il rafforzamento del tempo pieno, un maggiore sostegno agli studenti con disabilità e la lotta contro la dispersione scolastica.

Petitti evidenzia anche la particolare situazione della regione in termini di inclusione. La presenza di studenti senza cittadinanza italiana è significativa in tutte le province emiliano-romagnole, variando dal 25,68% di Piacenza al 15,8% di Rimini. Chiede quindi investimenti nell’insegnamento della lingua italiana, nella mediazione culturale e nel supporto ai percorsi educativi, invocando anche un “coraggio politico” nel trattare il tema dello ius scholae.

Pur riconoscendo il contributo delle politiche regionali per il diritto allo studio, avverte che né le regioni né i comuni possono essere lasciati a sopperire a decisioni nazionali. Risparmiare sulla scuola compromette il futuro delle nuove generazioni, un errore che il Paese non può permettersi.

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