KIEV – Il dialogo con Washington riprende, ma Volodymyr Zelensky non modifica le sue critiche all’apertura americana nei confronti di Mosca, mentre i missili russi continuano a colpire la capitale ucraina. Il presidente ucraino ha discusso con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, i prossimi passi diplomatici, esprimendo la speranza di avviare nuovi colloqui questa settimana. Kiev si mostra disponibile a negoziare in modo costruttivo, sottolineando che la pace richiede forza e fiducia.
Tra i temi trattati vi sono i bombardamenti russi e le esigenze della difesa aerea. Zelensky ribadisce che la posizione degli Stati Uniti è cruciale. Tuttavia, questo avvicinamento non elimina la distanza politica: in un’intervista a una rete televisiva statunitense, il presidente ha affermato che non è possibile fermare Putin limitando le risposte ucraine agli attacchi o revocando le sanzioni.
Una delle preoccupazioni principali di Kiev riguarda il blocco delle nuove sanzioni contro Mosca, dopo l’accordo sul diesel russo. Zelensky considera un eventuale supporto statunitense a Putin un “errore storico”. Trump, in un post sui social media, giustifica l’accordo come un’azione per “evitare che la Russia si ritiri dal tavolo” e accusa nuovamente Zelensky di non voler mettere fine alla guerra. Da Manama, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che l’accordo sul diesel è una questione bilaterale, indipendentemente dalle parole o dalle azioni di Zelensky.
Rimane irrisolto il caso Starlink. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha definito le accuse di Kiev “irresponsabili”. Rubio ha negato che la Casa Bianca abbia ordinato rallentamenti e ha sostenuto che Kiev non abbia accesso al servizio militare Starshield, richiesto per colpire in profondità dentro la Russia. Nel frattempo, Zelensky ha annunciato il ripristino della condivisione di informazioni di intelligence americana, interrotta per alcuni giorni. Le sirene di allerta hanno ripreso a suonare, ma tra l’allerta e l’impatto passa ormai poco tempo, rendendo difficile mettersi al riparo.
La tregua energetica, annunciata da Trump, non ha avuto effetti sul campo. Kiev denuncia che da quel momento Mosca ha colpito 76 volte impianti elettrici, petroliferi e del gas. Nella notte, la Russia ha lanciato un missile Iskander-M e 180 droni, con l’aeronautica ucraina che riporta di aver abbattuto o neutralizzato 152 di essi. Gli attacchi hanno causato due morti e dodici feriti, tra cui due bambini. Le sottostazioni sono state colpite nelle regioni di Vinnytsia, Zhytomyr, Khmelnytskyi e Odessa, lasciando al buio decine di migliaia di famiglie. A Zaporizhzhia, una donna di 27 anni è deceduta.
Anche San Pietroburgo ha subito esplosioni e incendi, con un morto e cinque feriti, oltre a danni a condomini e abitazioni. Il terminal petrolifero, il deposito di carburante di Ruchyi e magazzini industriali sono andati in fiamme. Sono stati danneggiati anche il ponte sul canale Korabelny e un polo logistico di Ozon. L’azienda ucraina Fire Point ha rivendicato l’uso dei suoi droni FP-1 contro un centro dati di VKontakte, presentando i raid come una risposta ai bombardamenti russi e un modo per ridurre i profitti petroliferi che finanziano la guerra.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito l’azione una “manifestazione di agonia”.
L’allerta si è estesa ai Paesi baltici. In Lituania, le sirene sono suonate e l’aeroporto di Kaunas è rimasto chiuso per un’ora. Due Eurofighter italiani, sotto comando Nato, sono decollati, ma il maltempo ha ostacolato il contatto visivo con il drone. Anche in Lettonia è scattato un allerta, poi revocata. Kiev ha presentato le scuse, affermando che un drone ucraino potrebbe essere stato deviato dalle interferenze elettroniche russe durante il sorvolo del territorio russo.