Emma Petitti, vicesegretaria regionale del PD, esprime preoccupazione riguardo alla questione della non autosufficienza in Emilia-Romagna. Nel 2026, le persone che necessitano di assistenza hanno raggiunto le 235mila unità, un incremento di quindicimila rispetto all’anno precedente. Alla fine del 2025, 12.702 anziani erano in lista d’attesa per accedere a una casa residenza anziani (Cra), di cui 887 nella provincia di Rimini.
Nonostante la regione abbia incrementato le risorse, con un aumento dei posti nelle Cra a 16.509 e oltre due milioni di ore di assistenza domiciliare, Petitti evidenzia che queste misure non sono sufficienti. Richiama l’attenzione sulla necessità di creare più strutture e di potenziare ulteriormente l’assistenza domiciliare, avvertendo che questa non deve diventare un pretesto per mascherare la mancanza di posti nelle strutture.
Il problema principale risiede nel fatto che poche ore di assistenza settimanale non sono in grado di soddisfare le esigenze di coloro che necessitano di aiuto per l’intera giornata, e talvolta anche di notte. Quando l’operatore termina il suo turno, l’anziano resta sotto la custodia del coniuge, dei figli o di una badante a pagamento. Se la famiglia non è disponibile o non può permettersi tali spese, la situazione rimane irrisolta.
Il peso di questa situazione grava in particolare sulle donne, spesso obbligate a ridurre o abbandonare il lavoro. Si stima che, oltre a circa 60mila assistenti familiari legalmente assunte in Emilia-Romagna, ce ne siano altrettante in nero.
Petitti si ispira ai modelli europei più avanzati. In Danimarca, i comuni organizzano assistenza personale, infermieristica, riabilitazione e strutture residenziali. Nei Paesi Bassi, chi necessita di sorveglianza costante ha diritto a un’assistenza continuativa, sia a domicilio che in strutture dedicate. In Germania esiste un’assicurazione obbligatoria per la non autosufficienza, che finanzia una vasta gamma di servizi.
La proposta di Petitti consiste nella creazione di una rete in grado di fornire assistenza più volte al giorno, integrando assistenza sociale e sanitaria, garantendo periodi di sollievo ai caregiver e assicurando un posto nelle strutture qualificate per i casi più gravi. Vengono richiesti, quindi, un incremento dei posti nelle Cra, piccole strutture assistite sul territorio, assistenza domiciliare continuativa e un piano straordinario per assumere e valorizzare gli operatori sociosanitari e gli infermieri.
La vicesegretaria sottolinea che la regione non può affrontare da sola questa emergenza. La dignità degli anziani e la serenità delle loro famiglie non devono dipendere dal reddito o dalla disponibilità di un figlio. Devono essere garantite dal sistema pubblico. È necessario, pertanto, che il governo fornisca un adeguato finanziamento per la riforma nazionale della non autosufficienza, aumentando in modo strutturale le risorse destinate a regioni e comuni.
