Il gruppo civico “Gloria Lisi per Rimini” ha presentato un bilancio relativo ai cinque anni di attività in consiglio comunale, mettendo in evidenza un’opposizione attiva e costantemente ostacolata dalla maggioranza del Partito Democratico. I consiglieri Gloria Lisi e Stefano Brunori, eletti con 5.835 voti, hanno prodotto un consistente lavoro, presentando 110 interrogazioni, 37 mozioni, 32 ordini del giorno e 10 proposte di delibera che coprono diversi ambiti, tra cui turismo, viabilità, sicurezza, sociale, urbanistica e istruzione.
Sin dall’inizio del loro mandato, il gruppo ha adottato un approccio costruttivo e propositivo, ritenendo che l’attività consiliare non debba limitarsi a semplici votazioni, ma debba includere il libero scambio di opinioni. Le critiche rivolte alla maggioranza sono significative: Lisi e Brunori sostengono che molte proposte siano state respinte senza un adeguato dibattito, per poi essere ripresentate dall’amministrazione con modifiche minimali. Un esempio emblematico è il rigetto della proposta “GiocaQuartiere”. I due consiglieri segnalano, inoltre, che una scritta offensiva sotto il cavalcavia della Marecchiese, evidenziata durante una seduta, non è stata ancora rimossa.
I consiglieri lamentano, inoltre, l’impossibilità di convocare la commissione di garanzia nonostante richieste su importanti temi quali la rendicontazione dei fondi Pnrr, i costi e le prospettive del Trc, e questioni legate alla fiera. Sottolineano infine l’involuzione urbana, accusando le nuove delibere di edilizia di contribuire a una città sempre più grigia e cementificata, in contrasto con i principi di sostenibilità.
Nonostante le difficoltà, Lisi e Brunori affermano la loro determinazione a proseguire nel loro impegno. Affermano di amare la loro città, sottolineando come la frustrazione non abbia preso il sopravvento e continuano a lavorare per i cittadini che hanno riposto fiducia in loro. Concludono enfatizzando l’importanza della trasparenza, evidenziando come l’aula consiliare si sia trasformata in un “bunker” inaccessibile, priva di dirette televisive e con una scarsa partecipazione del pubblico.