Truffa ai danni di Amazon: condanna e risarcimento di oltre 500mila euro per l’imputato

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Erano state richieste condanne per un totale di quasi 25 anni nei confronti di sei persone, tra amministratori e dipendenti di due società riminesi, accusati di truffa, bancarotta fraudolenta e auto-riciclaggio per aver creato un buco di quasi 1,2 milioni di euro a danno di Amazon. Oggi, i giudici del Collegio del Tribunale di Rimini hanno dichiarato colpevole solo colui che è stato considerato il “dominante” tra gli indagati, condannandolo a tre anni e sei mesi di reclusione e a risarcire Amazon Payments Europe per un importo di 557.255,92 euro. L’imputato assistito da un altro avvocato è stato assolto per non aver commesso il fatto. Assoluzione anche per gli altri imputati, i cui reati erano stati contestati in correlazione alla loro specifica difesa. Per quanto riguarda il primo episodio di truffa, riqualificato come frode informatica, il Tribunale ha dichiarato che non si dovrà procedere nei confronti degli imputati a causa della intervenuta prescrizione.

La questione era emersa nel settembre del 2022, ma l’inganno era già in corso dal 2014, quando gli accusati avevano fondato una società in Valconca specializzata nella vendita di telefonini e apparecchiature elettroniche, accreditandosi come venditori sulla piattaforma online. Attraverso questo sistema, quando un utente acquistava un oggetto da un venditore esterno, il pagamento veniva gestito da Amazon, che successivamente trasferiva il denaro al venditore dopo la emissione del codice di spedizione, a conferma dell’uscita della merce dal magazzino.

Secondo le accuse, nel primo anno l’attività aveva effettuato vendite e consegne regolarmente, ma problemi erano emersi alla fine del 2015. Le indagini hanno rivelato che, poco prima di dicembre, periodo di picco per le vendite natalizie, la società della Valconca aveva incamerato ordini senza mai spedirli. A fronte di transazioni andate a buon fine, i prodotti non venivano mai inviati, ma i codici di spedizione arrivavano ugualmente ad Amazon, che trasferiva regolarmente il denaro al venditore. Quest’ultimo avrebbe truffato il gigante dell’e-commerce per 557mila euro prima di dichiarare bancarotta e scomparire. Nel contempo, gli stessi imputati avevano avviato una seconda società a Rimini, continuando a utilizzare lo stesso sistema fraudolento nel 2016, con vendite false che avevano fruttato 595mila euro.

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