“Abbiamo compreso che i luoghi non sono prigionieri della loro origine e che la pietra non ha una colpa: la colpa risiede soltanto nell’uso ideologico e liberticida che del patrimonio si può fare. Se un regime ha usato una villa per propagandare la discriminazione, la Repubblica ha il dovere di usare quello stesso spazio per educare alla libertà e ai diritti”. Con queste parole, la sindaca di Riccione, Daniela Angelini, è intervenuta a Strasburgo durante la 51ª Sessione del Congresso dei poteri locali e regionali, illustrando il valore del percorso di rigenerazione che ha coinvolto Villa Mussolini. L’intervento della sindaca, accompagnata dalla vicesindaca con delega alla Cultura, è avvenuto su invito formale della presidente del Congresso.
Angelini ha partecipato alla sessione plenaria dedicata alle memorie contestate, un dibattito internazionale finalizzato a esplorare come le autorità locali e regionali possano gestire siti storici controversi affinché contribuiscano positivamente alla democrazia e al rispetto dei diritti umani. Davanti a delegati provenienti da tutta Europa, ha evidenziato la metamorfosi dell’edificio di Riccione, ribadendo i valori fondamentali del Consiglio d’Europa, attivo nella difesa di questi principi.
Nel suo discorso, la sindaca ha ripercorso le origini di Villa Mussolini, costruita a fine Ottocento e acquistata nel 1934 dalla famiglia Mussolini come residenza estiva del capo del fascismo. Per un decennio, la villa fu simbolo di un potere autoritario che segnò profondamente l’Italia. “Di fronte a un patrimonio culturale storicamente controverso, le comunità locali si trovano spesso a un bivio drammatico”, ha sottolineato Angelini, evidenziando la tentazione di distruggere la traccia fisica per affrancarsi dal dolore del passato o di abbandonare i luoghi al degrado. “La cancellazione è un’illusione. Abbattere un edificio controverso non elimina la storia, la nasconde soltanto”, ha affermato, sostenendo la scelta di Riccione di intraprendere un percorso di “risemantizzazione democratica”, trasformando un luogo legato a un potere autoritario in uno spazio comune, dedicato alla conoscenza e ai diritti.
Il 15 maggio scorso, l’acquisto dell’immobile dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha segnato un traguardo importante, rendendolo di proprietà pubblica. Angelini ha descritto questa operazione come un “grande atto di sovranità civica”, risultato di una battaglia difficile. Ha denunciate le pressioni e le interferenze politiche che hanno cercato di ostacolare l’acquisto, rivendicando il diritto alla memoria democratica. “Abbiamo risposto con determinazione, perché la difesa dell’interesse pubblico non è negoziabile”, ha ribadito.
Oggi, l’edificio è diventato un centro vitale per la cultura e uno dei poli espositivi di fotografia più prestigiosi in Italia. La sindaca ha menzionato esempi di artisti straordinari che hanno esposto qui, sottolineando come oggi si celebrino pluralità e bellezza. La rigenerazione si estende all’intera rete urbana, integrando arti visive, teatro contemporaneo e musei, offrendo laboratori inclusivi e ospitando celebrazioni di matrimoni e unioni civili. “In uno spazio nato nell’epoca delle discriminazioni, la Repubblica garantisce oggi i diritti e le libertà di ogni persona”, ha affermato.
Concludendo il suo intervento, Angelini ha trasmesso un messaggio di speranza ai colleghi europei, esortandoli a non temere la complessità della storia. “La forza di una democrazia si misura dalla capacità di affrontare le proprie ferite e trasformarle in spazi di partecipazione civica. Oggi quell’edificio appartiene ai cittadini di Riccione, ai giovani, agli artisti e ai democratici di tutta Europa”, ha concluso, evidenziando che la risposta più solida ai fantasmi del passato è la presenza inclusiva della cultura e della libertà.