Il 15 agosto, una delegazione del Partito Radicale ha visitato il carcere di Rimini, sollevando diverse criticità riscontrate nell’istituto penitenziario. Questa iniziativa si inserisce nel contesto del “Ferragosto in Carcere”, una tradizione avviata negli anni ’70, che ha permesso di mettere in luce le condizioni delle carceri italiane.
La delegazione comprendeva Ivan Innocenti, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale, Andrea Pari, Consigliere del Comune di Rimini, e Pierfrancesco Bruno, Presidente dell’associazione “Nessuno è Cattivo per Sempre”. A loro si è unito Roberto Cavalieri, Garante delle persone private della libertà della Regione Emilia Romagna.
Durante la visita, è stato evidenziato che il numero dei detenuti ammonta a 166, superando la capienza regolamentare di 118 posti e avvicinandosi alla tollerata di 165. Nei giorni precedenti, il numero era addirittura salito oltre i 180. Negli ultimi anni, la situazione di sovraffollamento è diventata una costante, con oltre la metà dei detenuti, 86 in totale, affetti da tossicodipendenza e bisognosi di interventi sanitari e sociali piuttosto che penali. Le persone in attesa di un giudizio definitivo sono 38, un dato in calo rispetto al passato, di cui il 50% potrebbe risultare innocente, come dimostra il caso di una persona detenuta per due anni e poi rilasciata perché riconosciuta non colpevole.
Il Partito Radicale ha raccolto lamentele riguardanti le condizioni di vita all’interno del carcere, in particolare per quanto concerne il cibo e l’approvvigionamento di beni essenziali attraverso un servizio esterno. Le critiche includono ritardi nelle consegne, scarsità di acqua in bottiglia, qualità scadente del cibo fresco e problemi organizzativi nella gestione degli ordini. Alcuni detenuti hanno segnalato anche una mancanza di supporto psichiatrico. Inoltre, è stata segnalata una novità nella prima sezione, dove il magistrato di sorveglianza ha sospeso l’automatismo del riconoscimento del risarcimento per trattamenti inumani.
Una nota positiva arriva con la visita di una delegazione del DAP lo scorso mese, che ha esaminato gli spazi che subiranno lavori di ristrutturazione a partire da settembre, con particolare attenzione all’ala che ospita la prima e la sesta sezione, quest’ultima chiusa da tempo. I lavori sono stati a lungo sollecitati e si attende di vedere se inizieranno come previsto. Il Garante ha avuto anche l’opportunità di parlare con una decina di detenuti, sottolineando l’importanza di ascoltare le loro esigenze per formulare interventi mirati.
Tuttavia, si attende ancora la relazione del Garante del Comune di Rimini al Consiglio Comunale, promessa entro luglio ma non ancora presentata. L’attenzione ora è rivolta ai lavori che porteranno alla sistemazione della prima sezione e alla creazione di spazi dedicati al lavoro all’interno del carcere, attualmente assenti. È fondamentale mantenere un dialogo aperto con la città, e il ruolo del Garante Comunale sarà strategico per informare il consiglio sulla situazione carceraria. Si ritiene inoltre necessario intervenire per supportare i detenuti della provincia, in modo da alleviare le difficoltà che l’istituto dovrà affrontare con la chiusura della prima sezione, prevista per almeno un anno. Diverse soluzioni sono possibili, inclusa la valutazione di alloggi adeguati.
