La Formica celebra 30 anni di inclusione: crescita da 6 a 137 lavoratori e 1.381 contratti.

Matteo
Di Matteo
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Trent’anni di attività caratterizzano la cooperativa sociale La Formica. L’assemblea dei soci, tenutasi il 21 luglio, ha approvato il bilancio 2025, un momento fondamentale non solo per il bilancio, ma anche per riflettere su una storia iniziata nel 1996. In tre decenni, La Formica ha contribuito a costruire a Rimini un modello concreto di inserimento lavorativo per persone in situazioni di fragilità.

Questi trent’anni racchiudono centinaia di storie personali. Uomini e donne, padri e madri, membri di categorie protette, hanno trovato nella cooperativa un’opportunità dopo aver affrontato difficoltà significative. La Formica è diventata per molti un luogo di speranza, dove si è creduto nelle loro capacità quando gli altri avevano desistito. Il lavoro si è trasformato in uno strumento di autonomia e dignità, favorendo il reinserimento nella comunità.

Fondata il 1 marzo 1996 da nove giovani attivi nel volontariato cattolico e nel servizio civile con la Caritas di Rimini, La Formica ha avviato la propria attività con la raccolta di carta e cartone nel centro storico della città. Da quel primo passo, la cooperativa ha ampliato i propri servizi, includendo manutenzione stradale, servizi cimiteriali, affissioni, traslochi, pulizie e altro, mantenendo come fulcro l’inserimento lavorativo per persone svantaggiate.

I dati evidenziano chiaramente questa crescita. I soci sono passati da 17 nel 1996 a 70 nel 2025, mentre i lavoratori sono aumentati da 6 a 137, con un’occupazione stabile: il 93% dei dipendenti è assunto a tempo indeterminato. In trent’anni sono stati attivati 1.381 contratti di lavoro, con circa 60 opportunità stagionali nel 2025, spesso come primo passo verso un’occupazione stabile.

Un dato significativo riguarda l’aspetto sociale: attualmente oltre il 30% dei lavoratori appartiene a categorie svantaggiate, con un ulteriore 20% proveniente da situazioni di grave fragilità economica e sociale. Le persone inserite nella cooperativa sono aumentate da una nel 1996 a 44 nel 2025. Invalidi civili, ex detenuti, ex tossicodipendenti, persone senza dimora, madri sole e cittadini a rischio di emarginazione hanno trovato nella cooperativa un’opportunità concreta per ricostruire il proprio futuro.

L’impatto della cooperativa va oltre i numeri occupazionali. Ha contribuito a prevenire il disagio sociale, contrastare l’emarginazione e migliorare la qualità della vita nel territorio. Ha sviluppato una rete di collaborazioni con enti pubblici, associazioni, imprese e realtà del Terzo settore. Questo modello ha unito impresa e solidarietà, dimostrando che inclusione sociale e qualità dei servizi possono coesistere, mantenendo un elevato livello di professionalità con le certificazioni necessarie per i servizi prestati.

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