Condannato l’orco per abusi prolungati sulla figlioletta degli amici

Redazione

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


Un uomo di 49 anni di origini straniere ha perpetrato abusi su una bambina figlia di amici di famiglia per un periodo di sette anni. Le prime attenzioni morbose si sono manifestate quando la vittima aveva solo 7 anni e frequentava spesso la casa dell’uomo e della moglie a Riccione, considerati una sorta di seconda famiglia. Nel corso del tempo, l’uomo è riuscito a ottenere la fiducia della piccola, instaurando con lei un rapporto inappropriato.

Durante le notti in cui la bambina era ospite nell’abitazione dell’imputato, questi la invitava a guardare film nella stanza al piano di sotto. Gli abusi sono cominciati con il pretesto di innocui massaggi, ma si sono progressivamente intensificati, avvenendo in silenzio mentre il resto della famiglia dormiva al piano superiore, fino a quando la vittima aveva circa undici anni.

Per costringere la bambina a subire tali soprusi, l’uomo le faceva credere di essere innamorato, promettendo che, se fosse cresciuta, sarebbero scappati insieme. Inoltre, la minacciava di togliersi la vita se avesse parlato, alimentando il suo senso di colpa e la paura di essere non creduta dai genitori. Di giorno si comportava come un padre, mentre di notte abusava di lei. Così, un’amicizia tra famiglie si è trasformata in una trappola duratura.

Solo durante l’adolescenza la ragazza ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi, stimolata da due amici che notavano i suoi cambiamenti e la sua sofferenza. Presentò quindi una querela presso la Stazione dei carabinieri di Riccione. In precedenza, aveva già cercato di confrontarsi con l’uomo, il quale non negò le accuse, ma si limitò a chiedere perché ne avesse parlato solo dopo così tanto tempo. La Procura di Rimini aprì un fascicolo, inizialmente, poiché la maggior parte degli abusi era avvenuta a Riccione. In seguito, il caso fu trasferito alla Procura di Piacenza per competenza, luogo in cui l’imputato risiedeva con la moglie fino al 2017 e dove era iniziato tutto, durante il soggiorno della bambina.

Nel giugno del 2024, la ragazza, ora maggiorenne, è stata ascoltata dal giudice di Piacenza in forma protetta in occasione di un incidente probatorio. Lei e i suoi genitori si sono costituiti parte civile con l’assistenza legale di un avvocato. Gli effetti di quegli anni sono stati gravi, documentati negli atti: si registrano ripercussioni psicologiche significative e ripetuti abbandoni scolastici. Sia l’imputato che la moglie e la suocera hanno sempre negato la loro implicazione nei fatti.

Il 16 ottobre, il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Piacenza ha condannato l’uomo a cinque anni di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici e a un risarcimento provvisionale immediatamente esecutivo di 35.000 euro.

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