Non solo un volto famoso della televisione e rinomato chef con stelle Michelin. A Bellaria, di fronte a un pubblico numeroso presso la sede di RomagnaBanca, Carlo Cracco ha condiviso la sua storia, mettendo in luce l’uomo dietro il personaggio: i suoi inizi incerti, le scelte coraggiose, gli errori commessi e le persone che hanno influenzato il suo cammino.
Questi sono stati i temi centrali della nuova puntata di “Umanamente parlando…”, un podcast condotto da Simona Atzori, che ha saputo portare la conversazione oltre i riflettori, immergendosi nella storia personale e professionale dello chef.
Per comprendere Cracco, è necessario risalire agli anni della sua formazione e all’incontro con Gualtiero Marchesi, figura chiave nella sua carriera. Cracco ha anche raccontato di quando, nel 1996, decise di abbandonare una strada sicura per avviare il suo ristorante Le Clivie a Piobesi d’Alba, in Piemonte. La sua scelta era motivata anche dalla necessità di contenere i costi, come evidenziato in modo ironico quando rispose a Marchesi sulla scelta della zona: “Perché è il posto che costa meno”.
Non disponeva di grandi capitali o garanzie, ma di impegno e determinazione. La stella Michelin arrivò rapidamente, attestando la validità della sua scommessa. Successivamente, la sua carriera si spostò a Milano. Nel 2001, avviò Cracco Peck, un’esperienza cruciale realizzata grazie all’invito della famiglia Stoppani, che si tradusse nella conquista di due stelle Michelin e nell’affermazione di Cracco come volto principale e patron del ristorante.
La vera grande sfida si è poi presentata con l’apertura del ristorante nella Galleria Vittorio Emanuele II. Oggi, questo progetto coinvolge quasi 70 persone, con un’età media di circa 27 anni. Cracco ha espresso soddisfazione per aver creato un ambiente in cui molti giovani possono formarsi, acquisire esperienza e crescere professionalmente. Il suo messaggio è chiaro: è importante provare, mettersi alla prova e cercare la propria strada. Ogni individuo ha talento e capacità da esprimere, da scoprire e coltivare.
Questa filosofia trova oggi nuova espressione anche in Romagna. Con la moglie Rosa Fanti, Cracco ha scelto le colline di Santarcangelo di Romagna per realizzare Vistamare. Inizialmente, il progetto era mosso da un desiderio personale: trovare un luogo dove rallentare e distaccarsi temporaneamente dai ritmi frenetici di Milano.
L’incontro si è concluso con una domanda che ha rinviato al titolo del podcast. “Carlo, che cosa associ alla parola umanamente?”. La sua risposta è stata semplice: “Le persone”.
Per Cracco, le persone sono al centro di tutto. Quelle con cui collabora, quelle che sceglie e a cui offre fiducia. Una squadra che, se funziona, consente di allontanarsi dal ristorante senza dover controllare ogni dettaglio. Questo aspetto è stato il punto finale del suo racconto: dietro ogni successo ci sono sempre delle persone.
