Sono stati interrogati venerdì gli otto agenti della Polizia Municipale di Rimini, indagati per falso ideologico, violenza privata, calunnia e lesioni. Assistiti dai loro avvocati, hanno risposto per diverse ore davanti al giudice per le indagini preliminari. Sono in totale dodici gli episodi contestati agli agenti, tra cui l’esecuzione di test dell’etilometro su automobilisti senza identificazione e situazioni in cui gli agenti avrebbero seguito un veicolo fino a casa del proprietario, minacciandolo di arresto per non essersi fermato a un alt. Vi sarebbero anche segnalazioni di aggressioni fisiche ai fermati, presentate nelle relazioni di servizio come “incidenti”.
L’interrogatorio, iniziato alle 9:30, si è concluso in tarda serata, con gli indagati che hanno sostanzialmente negato tutte le accuse emerse nell’inchiesta. Hanno messo in discussione gli addebiti e l’affidabilità delle dichiarazioni delle presunte vittime. Ora il giudice dovrà decidere sulla richiesta della Procura di sospenderli dall’esercizio dei pubblici uffici e servizi.
L’avvocato Maurizio Ghinelli, che rappresenta tre degli agenti indagati, ha spiegato che i suoi assistiti negano le contestazioni, sostenendo di aver agito nel rispetto delle procedure. Un punto centrale della difesa riguarda la riconoscibilità degli agenti. Le presunte vittime avrebbero dichiarato che non era chiaro che a intimar loro l’alt e a richiedere l’alcoltest fossero vigili urbani. Il legale ha contestato questa ricostruzione, evidenziando che gli agenti indossavano pettorine catarifrangenti, distintivi e palette, elementi che avrebbero dovuto garantire un’adeguata identificazione.
L’avvocato Marco Ditroia, che difende uno degli agenti, ha affermato che la propria assistita ha collaborato attivamente, rispondendo a tutte le domande e chiarendo i ruoli dei componenti del Nucleo ‘Falchi’. Questo ha permesso di inquadrare meglio le responsabilità individuali. L’avvocato ha auspicato un ridimensionamento delle accuse e il rigetto della richiesta di interdizione.
L’avvocato Alessandro Petrillo ha sottolineato che il suo assistito ha dato un contributo significativo alla ricerca della verità, rivendicando la propria estraneità ai reati contestati. Unico tra i “Falchi” a richiedere il trasferimento e a lasciare volontariamente il reparto, il suo assistito ha chiarito la propria posizione.
Anche il vigile difeso dall’avvocato Piero Venturi ha dichiarato di aver sempre rispettato le procedure. Infine, l’avvocato Moreno Maresi, che rappresenta altri due indagati, ha riferito che i suoi assistiti hanno risposto a tutte le domande, senza avvalersi della facoltà di non rispondere, e hanno chiesto al giudice di rigettare la richiesta di interdittiva.