Entrare in mare e non trovare refrigerio, bensì avvertire la sensazione di immergersi in acque calde come quelle dei Caraibi, è diventata un’esperienza comune lungo la Riviera. Tuttavia, ciò che appare balneare nasconde un fenomeno preoccupante. L’Adriatico ha raggiunto temperature paragonabili a quelle di un mare tropicale e le mantiene da oltre un mese e mezzo. Le acque superficiali si attestano tra i 29 e i 30 gradi, con picchi superiori a 31. Non è tanto il record a sorprendere, quanto la sua persistenza: il mare non riesce più a raffreddarsi.
### Un mare sempre più caldo
In passato si sono registrati picchi di 32 gradi, come nel 2019, ma tali episodi erano limitati a pochi giorni d’agosto. Quest’anno, invece, si osservano temperature elevate che persistono per settimane. L’Adriatico settentrionale, essendo poco profondo, accumula rapidamente calore e lo disperde con difficoltà. Questo fenomeno è amplificato dal riscaldamento globale, che rende sempre più frequenti e durevoli queste anomalie.
L’intero Mediterraneo è interessato da questo fenomeno. Le temperature superficiali sono superiori alla media ovunque, con valori in alcune zone che raggiungono quelli dei mari tropicali. Alle Baleari, una boa ha registrato temperature di 33 gradi. Un mare così caldo funge da enorme serbatoio di energia per l’atmosfera.
### L’habitat marino sotto pressione
Se in spiaggia il mare caldo può sembrare gradevole, sott’acqua gli effetti sono negativi. Gli habitat marini tendono a essere stabili, e un cambiamento repentino influisce sulla composizione dell’ecosistema. Le temperature elevate incidono sulla riproduzione dei pesci; le uova deposte e gli avannotti fanno più difficoltà a svilupparsi in acque così calde. Inoltre, la riduzione della portata dei fiumi comporta un aumento della salinità dell’Adriatico, alterando ulteriormente l’ambiente marino e compromettendo l’equilibrio esistente.
Le tartarughe marine potrebbero anch’esse risentire di questi cambiamenti. Nello scorso luglio, sono stati recuperati 56 esemplari morti, rispetto ai 14 dello stesso mese del 2025. Dall’inizio dell’anno, i ritrovamenti superano già le 200 unità. Le cause sono in fase di accertamento, ma vi sono indicazioni di una minore disponibilità di cibo, legata alle difficoltà di riproduzione della fauna ittica.
### Nuove specie in arrivo
L’aumento della temperatura e della salinità permette l’ingresso di specie tipiche di mari più caldi. Il granchio blu è oramai una presenza consueta, mentre dal Mar Rosso si stanno introducendo pesci come il pesce Palla, il pesce Pappagallo e il pesce Scorpione, alcuni dei quali dotati di tossine o spine velenose. Recentemente è stato pescato un esemplare di pesce Palla in Adriatico, segno di un ecosistema in rapido cambiamento.
### Maggiore energia per i temporali
Il mare caldo non incide solo sulla vita marina, ma funge anche da grande accumulatore di energia per l’atmosfera. Un mare e un’atmosfera più caldi significano maggiore umidità disponibile, con conseguenti possibilità di precipitazioni. L’arrivo di perturbazioni, soprattutto verso la fine dell’estate, potrebbe aumentare il rischio di eventi atmosferici estremi.
Il caldo africano accompagnerà l’Italia almeno fino a metà agosto. Solo nella seconda metà del mese si prevede l’arrivo di aria più fresca dal Nord Europa, ma il contrasto con il mare eccezionalmente caldo potrebbe generare nubifragi, forti venti e grandinate.
Da questo scenario emerge la necessità di adattarsi a un cambiamento che sembra irreversibile. È fondamentale prendere decisioni che possano attenuare gli effetti del riscaldamento globale: più alberi, meno cemento, terreni in grado di assorbire l’acqua e città più verdi diventano necessità anziché scelte ideologiche.
