Putin intensifica il controllo sugli oligarchi: miliardi per sfuggire agli espropri mentre alcuni si spostano nelle criptovalute

Matteo
Di Matteo
4 minuti di lettura


L’opposto delle privatizzazioni degli anni ’90: i ricchi devono contribuire al finanziamento dello Stato con donazioni, che sono diventate in gran parte obbligatorie. Al termine di marzo, al congresso della Confindustria russa, il presidente Putin ha convocato i principali imprenditori, definiti oligarchi. Ha ripetuto l’intento di estendere l’operazione militare in Ucraina e ha chiesto ai presenti di versare contributi volontari destinati al bilancio statale.

Suleiman Kerimov, noto per le sue ristrutturazioni industriali e collocato al 127º posto tra gli uomini più ricchi del mondo, ha subito accolto la richiesta promettendo cento miliardi di rubli, oltre un miliardo di euro. Anche il banchiere Vladimir Potanin, 55º nella classifica dei miliardari, e Oleg Deripaska, noto nel settore dell’alluminio, hanno risposto prontamente. Sono state raccolte donazioni per un totale di 430 miliardi di rubli, circa 5 miliardi di euro.

A partire dal 2024, le autorità russe hanno avviato un’espropriazione sistematica delle proprietà di industriali che mantenevano interessi all’estero. Anche le piccole e medie imprese non sono esenti dal rischio. Un’indagine condotta da un collettivo di giornalisti ha evidenziato come lo Stato stia concentrando i suoi sforzi sulle grandi proprietà immobiliari, più vulnerabili. Dal 2022, l’Ufficio del Procuratore Generale ha ampliato la revisione dei trasferimenti di proprietà avvenuti negli anni ’90, mirando anche ai terreni privati. Lo schema prevede di trovare motivi per rivendicare come proprietà statale il suolo su cui sorgono le aziende e presentare un ultimatum: esproprio o pagamento.

La situazione finanziaria del governo è in deterioramento e non basta più il contributo degli oligarchi minori. Pertanto, anche i più potenti devono ora contribuire. Molti hanno obbedito all’ordine di rientrare in patria, facilitati dalle sanzioni occidentali.

Nel 2025 è stato confiscato l’intero aeroporto di Domodedovo, il cui proprietario è stato giudicato colpevole di trasferire utili all’estero. Il tribunale di Mosca ha ordinato l’esproprio dei beni di Denis Shtengelov, proprietario di un gruppo alimentare, mentre a Vladimir Moshkovich, fondatore di Rusagro, sono state sequestrate quote di controllo, casa e altri beni. Recentemente, Andrey Melnichenko ha effettuato una donazione “volontaria” di 32 miliardi di rubli per evitare la nazionalizzazione della sua società energetica.

L’atmosfera mediatica è chiara: “Nessuno pianga per i ricchi ingrati”. Gli oligarchi devono non solo dimostrare lealtà al potere, ma partecipare attivamente a progetti statali rimasti senza fondi a causa della guerra.

Il rallentamento dell’economia ha colpito i profitti degli imprenditori che hanno trasferito le loro attività in Russia. Molti stanno spostando i capitali all’estero, in parte tramite criptovalute. Fonti anonime indicano che sono stati trasferiti decine di miliardi di euro.

Dubai emerge come un rifugio sicuro per le criptovalute, mentre il Kirghizistan sta guadagnando attenzione con una nuova criptovaluta progettata per mantenere un prezzo stabile legato al rublo. Nella prima metà del 2025, sono state gestite transazioni per un valore di 7500 miliardi di rubli, circa 83 miliardi di euro. Questo potrebbe suggerire una fuga di capitali come risposta alle pressioni statali.

Condividi questo articolo