Putin prende tempo: l’inverno si avvicina e la guerra in Ucraina continua senza un finale in vista.

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


L’unica concessione offerta da Vladimir Putin è una mini-tregua che potrebbe sostenere Donald Trump. La sicurezza di Putin è evidente, con il presidente russo che ha intrapreso numerosi viaggi dopo quasi tre anni trascorsi principalmente nel Cremlino. La sua recente agenda include visite in Estremo Oriente, un’isola delle Curili contese con il Giappone, il Kirghizistan e un vertice dei Brics in India. A novembre, è prevista una visita in Cina, con la possibilità di un incontro trilaterale con i leader cinesi e statunitensi, e potrebbe anche partecipare al G20 a Miami.

Nel frattempo, Putin si rivolge all’Europa con sarcasmo, evocando la storica richiesta di Pietro il Grande ai nobili di tagliarsi le barbe alla moda europea. Questo rientra nella sua strategia per influenzare l’Occidente, sottolineando il netto aumento dei prezzi del gas e ricordando i momenti in cui la Russia forniva metano a costi decisamente più bassi, con una certa sicurezza di cambiamenti possibili nei sondaggi politici europei.

La narrazione di Putin suggerisce una strategia di “inverno di guerra” accompagnata da una apparente disponibilità al dialogo. Recentemente, il portavoce presidenziale ha affermato che non ci sono condizioni a priori per i colloqui, in riferimento a possibili vertici sotto l’egida americana, strategia vista positivamente dal Cremlino poiché contribuirebbe a ridurre l’isolamento internazionale imposto dall’Occidente.

Putin ritiene di avere un vantaggio rispetto ai suoi avversari; la guerra sta ottenendo risultati moderati sul campo, ma si intensificano gli attacchi alle infrastrutture ucraine. La peggiore situazione invernale è attesa a Kiev piuttosto che a Mosca, mentre alcuni alti funzionari russi, tra cui il ministro degli Esteri, continuano a respingere le proposte di dialogo indette dal G20.

Dall’altro lato, i negoziatori statunitensi tentano di convincere le parti in conflitto che sarebbe vantaggioso interrompere le ostilità, ma Mosca non mostra urgenza tempestiva. Le elezioni autunnali negli Stati Uniti sono fondamentali, mentre per il Cremlino rimangono una mera formalità.

Questa distanza potrebbe condurre a una maggiore escalation nei confronti dell’Ucraina, portando alla continua intensificazione della pressione attraverso attacchi mirati all’economia ucraina. In questo contesto, si ritiene che le speranze di una risoluzione rapida del conflitto siano minime, emergendo l’idea che la tregua aerea, seppur limitata, possa rappresentare l’unico risultato ottenibile, un gesto di supporto a un presidente americano in difficoltà. Infine, il ritorno alle relazioni tra Mosca e Washington è caratterizzato dalla ricerca di affari non chiari, un termine in voga nei circoli politici russi, segno del bisogno di una stabilità economica che attualmente si presenta difficile da garantire.

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