Raid russo vicino alla Polonia, obiettivo un treno diretto a Varsavia

Matteo
Di Matteo

Immagine a scopo illustrativo. Foto di repertorio o immagine generata mediante intelligenza artificiale.


“I barbari russi sono già alle vostre porte”. Questo l’allerta rivolto agli Stati dell’Unione Europea e della Nato dal ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha. Le autorità di Kiev hanno denunciato un attacco con droni russi su una stazione di servizio e un treno a Yahodyn, nell’ovest dell’Ucraina, a pochi chilometri dal confine con la Polonia.

La compagnia ferroviaria polacca Pkp Intercity ha riferito che un convoglio con 206 passeggeri era in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia e non ha registrato feriti. Il ministero della Difesa russo ha invece dichiarato che sono state colpite “infrastrutture ferroviarie che garantiscono il trasporto di materiali militari dai Paesi europei”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato le forze russe di aver “deliberatamente incendiato la locomotiva di un treno e danneggiato una stazione di servizio” nella regione di Volinia. Nel frattempo, poco prima dell’attacco, nella stessa stazione era transitato un treno con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla Conferenza Yalta a Kiev. Un terzo convoglio ospitava l’ex direttore della Cia, David Petraeus.

Il convoglio dei consiglieri, tra cui Fabrizio Saggio e gli ex premier Boris Johnson e Carl Bildt, è stato costretto a fermarsi per motivi di sicurezza prima di proseguire verso la Polonia. Secondo le Ferrovie ucraine, è possibile che il treno diplomatico fosse un obiettivo dell’attacco.

In altre notizie, la Lituania ha chiuso l’aeroporto di Vilnius e la Nato ha dovuto far decollare i caccia dalla base di Siauliai a causa di un presunto allarme droni, poi risultato infondato, essendo stati identificati come uccelli. Questo riflette un clima di allerta costante.

Sybiha ha esortato i Paesi occidentali a “compiere azioni immediate” e ad aumentare le sanzioni contro il regime di Putin. Il premier polacco Donald Tusk ha parlato di una “escalation” che potrebbe coinvolgere anche il territorio polacco nei prossimi mesi.

Questi allarmi si sono manifestati in concomitanza con segnali da Kiev e Mosca riguardo a possibili riprese delle trattative mediate dagli Stati Uniti già in ottobre. Jared Kushner, uno dei mediatori americani, ha indicato la necessità per l’Ucraina di considerare la cessione di territori. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha affermato che i leader di India e Cina hanno offerto supporto per trovare una soluzione al conflitto durante il recente vertice dei Paesi Brics a New Delhi.

Peskov ha indicato ottobre come un periodo plausibile per il rilancio dei colloqui, condividendo il parere di Kyrylo Budanov, capo di gabinetto di Zelensky. Si prevede che la discussione inizi con misure pratiche di de-escalation, a partire dalla situazione nel Mar Nero.

Per quanto riguarda la sede dei negoziati, Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, ha ipotizzato la Turchia o preferibilmente gli Emirati Arabi Uniti. Kushner ha suggerito che durante le trattative si dovrà tenere conto dello stato attuale sul campo, dove i russi controllano gran parte del Donbass e delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia.

In un incontro in videoconferenza, Kushner ha dichiarato che se l’Ucraina fosse disposta a cedere i territori richiesti dalla Russia, un accordo sarebbe già stato raggiunto. Ushakov ha osservato che queste dichiarazioni indicano una maggiore comprensione da parte degli Stati Uniti del punto di vista russo.

Nel frattempo, l’ex presidente Trump ha invitato Zelensky a “smettere di colpire le infrastrutture per il carburante diesel” in Russia, sostenendo che questo comporta una carenza di carburante globale e ha impatti sui prezzi anche negli Stati Uniti.

Intanto, la direzione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ora sotto il controllo russo, ha accusato le forze ucraine di aver attaccato per dieci volte con droni la struttura preposta all’addestramento del personale. Non ci sono vittime segnalate, ma il danno è in fase di valutazione, con la direzione che ha confermato che le radiazioni sono entro i limiti normali.

Condividi questo articolo